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Ieri pubblicate 23 poesie e scritti 35 commenti.
Poesie pubblicate: 365’201Autori attivi: 7’451
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Le 5113 poesie in esclusiva dell'argomento "Morte"
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Negli sguardi della notte
vedo calabroni della morte
squadroni sanguinari,
d'incubo spettrale.
Rosa nera del deserto
riga il letto nei distorti sogni
gocciolante sangue dalle spine,
cruento è il sentire, ebbro, macabro,
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A grampassi, per la via,
cade la pioggia, celermente,
ghiaccio e polveri i nembi violenti
contro le genti scaglian possenti.
A grampassi muovo, celermente,
capei grondanti, smorfia cruda
a presidiarmi il viso,
e passan gl'altri,
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No, niente da dire, da dare o avere.
E dentro graffi a sangue
e a lembi strappo la pelle dalla carne.
No, niente da dire, da dare o avere.
Nel fondo vomito d'aria e di respiro.
Solo nudi fianchi e avida pelle,
un neo tatuato sulla guancia
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Stiamo ancora qui
in quel cono d'ombra
che si stacca dal caos.
Ho bisogno della solitudine,
fa parte di me
e non ci posso fare niente.
Siamo come le ali di una farfalla
attaccate dietro la schiena della luna
e da li
tocchiamo i punti
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Occhi vetrosi.
Mi guardi fisso
non mi vedi.
Ansimi asincrono...
una radio,
così vicina da ucciderla,
irradia spensieratezza ladra.
Restituisco pietà sopprimendola.
Morire
così mi è parso
non è poi così
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Gli uomini giudicano, criticano, etichettano,
distruggono.
Vogliono la bellezza e la dolcezza
per maltrattarle, farle sentire inutili
e poi le uccidono.
Ti sarai chiesta tante volte
come mai
mentre amano fanno anche del male
ma le risposte sono
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Densi furon i sospiri muti
sui pendii e sulle mura;
Amyclae,
dei tuoi serpenti
mille teste e pietra
ricordano ancor
ogni cesello
e bordo antico.
Ed avvinta
al nemico diluvio,
d'ogni mare fu l'oblio
e d'abitanti il nome,
spentosi
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| EnzoL |
23/06/2012 19:42 | 2711 |
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Firenze, ricordi ancora i miei passi
sulle tue strade
quando gioivo mirando
i verdi infiniti dei tuoi colli
e i cieli azzurri sotto tramontana?
Firenze, ricordi quanti treni
dalla mia bella terra alle tue brume
quando al mattino un pugno
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Un fiore tra i capelli
nero notte e ciocche ramate.
La diversità dell'esistenza
viaggia su un carrozzone
dalle ruote d'argento.
Suonano un violino
ed una chitarra
davanti al fuoco
come se volessero incantare
le stelle
che si
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Nel silenzio questa notte
Sento brividi,
Premonizioni stupide
Che tento di scacciare.
Figlio, figlio, dove sei?
Ho paura nel sentire
Bussare alla mia porta.
Ho paura nell'aprire
Che siano brutte nuove.
Figlio,
t'hanno portato via di
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 | Bagliori di luce
ancor vivo,
lontano dai tuoi mondi
ove non v'è più l'addio,
nè lacrime solcano
valli di ricordi.
Nella mente mia
fluttuar
reconditi pensieri,
sin dai primi balocchi
gioiosi momenti
a cingere il
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Non mi abbandoni,
sei qui ad osservarmi.
Sento i tuoi pensieri
che mi interrogano
nei miei giorni.
Ho il tuo odore nelle nari
i tuoi abbracci
tra le mani.
Quel tuo sguardo
che mi chiede ancora un po' d'amore
ma poi sta zitto
per non
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Eco risuona
nel frammento
di un alito indelebile.
Ancorata anima,
riverbero di un perché
che non ebbe mai risposta.
Bagliore
d'ombra incauta
di un dì incerto...
che segna,
ma non riconsegna,
quel che di vita
destino
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La magia di un sipario,
penombra voluminosa
racchiude,
torbida e sciapa,
una maestosa fragranza
di gesti e voci fluttuanti.
Dolce
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 | Il grande spirito veglia
sulle alte acque della mia marea,
ma non c’è luce
in questo intricato giardino di musica.
Le piante sanguinano sulla verde erba
e tu, Morte, offri loro il tuo primo sorriso.
Solitaria compagna
che raccogli le ore
cadenti
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Dorata sabbia del deserto,
d'ambra le dune,
oasi smeraldo e fuoco mistico
sulla pelle scura.
Lo sguardo si ferma
sulle colline dell'infinito
ma com'è ridente il sole
sulle guance levigate.
Pupille bruno ematite
il vento
vi ha
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 | È lieve la carezza
del lemma desueto
ch'a dirlo pare lieto
il fato che s'appresta
Non morte prematura
che toglie la favella
la falce si fa bella
s'è detta premorienza
Giuridico è il linguaggio
parole sempre
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| Ora di me
è il fiato corto,
su pei fianchi del monte
e per l'irta scogliera.
Nel sospiro di luce
che già s'affioca
lontani i sorrisi bambini,
i rossori soffusi
d'amore fanciullo
e voci e volti
di chi mai scorderò
e che
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E' venuto da molto lontano
quel desiderio che non confini
abbattendo montagne su tramonti di vernici
dove molto spesso
porgevo la mia mano.
L'odore del vento che apre il cuore
mentre ti vedo sognare
un continente perduto
tagliando le nebbie
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Hai voluto la mia anima
trascinata dalla corrente
in una notte di luna.
Opalescente, seguiva il fiume
tenendosi stretta a sè
la mia innocenza.
C'era il riflesso del mio viso
ed i miei occhi
la guardavano andar via.
Sembrava un velo
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La mia amata non c'è più rapita da un amante crudele
la sua voce è suadente nel suo letto la trattiene
resister lei non può al suo dolce richiamo
anche se io la vedo lei si volta e mi grida ti amo
ma la tiene per mano
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Inerme volge lo sguardo verso l'infinito
e come un leone spalanca le fauci
per il suo ultimo e sempre fiero ruggito
Forza della natura
che nel fior degli anni
non conosceva paura
Tutt'intorno è fermo
congelato in quel grigio
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Un oceano profondo
scuote le scogliere del tuo cuore
frastagliate ed altissime
da dove si tuffano le illusioni
d'amore.
Sono chimere certe infatuazioni.
Rimangono sospese per qualche tempo
e poi vengono giù
come valanghe
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Una notte come un'altra notte e un'altra ancora
corresti a lungo nel buio delle strade di periferia,
non attendevi a giochi, a gare e l'anima batteva
coi tuoi passi su selciati spaccati, con rombi assordanti,
vieppiù vicini al tuo cuore
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Guarderò alla Luna
con occhi vuoti e immobili
mentre il tempo passa
consumando la pietra,
il legno ed i ricordi.
La vedrò bramare
notte per notte
la forma completa
e ancora tornare
ad essere parte.
Seme di Luna
già
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 | Quando in Iraq
s’alzerà il vento e
cullerà il tricolore
mentre una tromba
suonerà il silenzio
allor s’udrà un coro
di bambini riccioluti
inneggiare i vostri nomi.
Quando il vento del deserto
s’alzerà
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Le metterei tutte in un angolo
quelle giornate nere
che sfiancano.
Sono linee incise su legno
che scrostano
la superficie della pazienza.
Davanti a fogli bianchi
la luce entra dentro quasi volesse rubare
ancora un po' di candore.
E metto
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Caddero uno sull’altro
e non ditemi ch’erano mercenari …
Caddero con l’occhio semichiuso al cielo
mormorando tutta la tempesta
ch’era nel cuore.
Erano figli nostri
Erano fratelli.
Il loro cammino ormai
è solo corteccia di tiglio
e
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 | Mellifluo era l'incedere,
dolce e fumoso
come i vapori bianchi della cecità;
in quella strada,
- spumosa di nebbia -
bambini,
dondolanti passi onirici
tra ruderi pindarici
E d'un giorno,
ricordo ancora
il netto tra morte e
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| EnzoL |
07/06/2012 19:29 | 8492 |
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| Non cerca il sole
ma il suo ruotare
Non acqua beve
ma il suo fluire
Si nutre di tempo
Le sue radici affonda
nelle carni corrotte
dell’esistenza
Nasce col primo respiro
e cresce finché sarà fiore
Fiore nero
Gelido fiore
da
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Questo è il mio posto
il mio ramo nella notte.
Questo è un filo che ho legato
tra me e la luna.
Lassù si arrampicano i miei pensieri
e molti altri
li seguono come un treno.
Da qui la vedo senza ombre
ed il suo viso
e
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5113 poesie pubblicate su questo argomento. In questa pagina dal n° 3211 al n° 3240.
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