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♦ Pierfrancesco Roberti | |
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Le 70073 poesie pubblicate dagli autori del Club Scrivere
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Amor... amor
cuor dilata,
fa i conti
senza l’oste,
serve vino e acino
senza cuor
delle risorse.
All’interno
candeggiano
canaglie vie
per modellar illusioni
e grandi progetti,
lor voler imprimono
senza doti.
Rassettano le tasche
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Come rapida scorre l’acqua del torrente
ma il cavo delle mani questa non trattiene
che sfugge e continua il percorso suo
a perdersi verso valle cosicché della bocca
assetata la forte arsura non si spegne
in tal modo il fluir rapido e
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Staccatisi
nel sonno
da una ferita
non ancora rimarginata
scuri
coaguli di coscienza
nel mio letto
sovente
ritrovo.
Antica
ferita
che mai guarisce
perché
alle ingiurie
di questo Tempo barocco
che
il nostro anelito
beffardamente
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 | Come argilla sul soffio alla vita.
Calice celtico di ombra
di luci rarefatte
immagini scritte sulle ore
tra il correre e lo stare .
Muta osservava la strada
di larici e carbone.
Dentro il cambiare delle stagioni.
Suoni di lieve fluttuare
fra
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| Percorro maldisposto certe strade...
destreggio sulla via per vie traverse
con forza a me dinanzi che dissuade,
ramingo lotto per arene avverse
e con impedimenti, intralci e muri
m’immetto interno a un solco a me contrario,
fronteggio il fato fra
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| E poi
quella leggerezza
lambiva l’espressione
lontana dal passato.
Spavalda malinconia
serpeggiava presso
quella carne involta
da quel riso
che mai era privo
ma pretendeva
con note e melodie
il godimento della vita.
Ciò orribilmente
ti è
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Sofferente anima
che distogli lo sguardo dal ciglio della nuda strada
e percepisci quel vuoto ben oltre la fila, che dal nulla emerge confusa
e va verso il confine, fatto di speranze a lungo attese
da benevoli cuori nascosti negli antri
e nelle
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 | Guardati nel mio sguardo
senza ricordare il mio nome,
oggi non ti posso accontentare
nei rosari discussi e ipocriti,
in effetti, presepi oltraggiati;
mercimonio brusco
nello stridore d’unghie
sullo specchio appannato.
Lo chiami
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Nando me piacerebbe fà n’à gita a li castelli,
potemo annà alle fraschette de Frascati,
a majnà le pajnotelle c’ò la porchetta,
tanto bona,
tanto bella,
che ne dichi?
Annarè me pare n’à belle idea,
zompa su la machina, partimo subbito.
Sò contenta
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La cattiveria rende infelici
e nessuno redime il male bevuto a lungo.
La normalità affianca in fretta
vite sformate
in regressione di passi che strisciano
eterne condanne.
Oltre la linea d’ombra
anime oscure e infelici
tremano, arrendendosi coi
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E veglio su di te
mentre fuori la pioggia
racconta una storia infinita.
Visioni future verso l’orizzonte
nel respiro del mattino che culla i miei sogni.
Refoli di pensieri mi sfiorano i capelli
mentre incalza il tormento
sulle soglie del
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 | Sei stata nella mia vita
l’erba cattiva che avvelena
ridotta come anima in pena
malattia che mi ha colpita
Nessuno l’ha mai capito
ti credevano bella e buona
ma io sapevo ch’eri imbrogliona
la calunnia era il tuo mito
Mi hai tolto chi tanto
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| L’ignoranza
ha resuscitato Caino.
Sotto le sembianze
di nuovi ordigni mortali:
tutta l’umanità fa tremare.
La memoria ha già dimenticato
Hiroshima e Nagasaki,
quanto successo è già passato.
Solo la cultura, novello Abele,
la potrà salvare dalla
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| Sono stanco d’inseguire
fiori d’inverno
per allestire piramidi di petali
nei giardini sterminati del dolore,
perché si
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| Senza pace
a rincorrere guai,
l’adorata donna nella corte
coltiva la zizzania
e nessuno sfugge a lei
il grande uomo, suo marito
la tiene a bada
ma lei non molla la presa
cerca l’amica
la sprona a parlare,
lei non sa dimenticare
e domani
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Nel tabernacolo
del mondo vive tutto
intorno alla coscienza
di un cuore che strazia
ogni sentimento ignudo.
Ogni gradino che consolida
la via rimane un ricordo
del giorno, momenti ingiusti
vivono gli arcobaleni
che commutano il
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Quando morirò
non venitemi a raccontare
che non sapevate
che stessi così male
Non versate lacrime
sul marmo dell’ipocrisia
che coltivate
nei vostri campi d’inverno
Non sprecate parole
che avreste potuto pronunciare
quando ancora
il cielo
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E quante volte
rasentai quel muro sghembo
dove si contorce l’ombra
irregolarmente tra i ciuffi d’erba
frammentati e dispersi
come stonate macchie,
radi cuscini per miagolii
di gatti indolenti.
Ricordo momenti
di luce formicolanti
in scandita
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 | E’ notte di stelle,
luce infioccata d’ancestrale scintillio
scende sul tranquillo mare,
mentre voce dell’anima offuscata dall’odio
muore nella spessa bruma del male.
Non coglie il fascino della notte!
Respiro malefico brucia essenza della vita
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Distesa di colori e
ciel s’arrende a
codesta bellezza che risplende...
Un cuor s’eleva alza ed invola,
disteso pacifico vestito da bonaccia...
E’ un muscolo gioioso e addolorato,
di serenità fatta sincera,
serena valle ad eco boreale
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E’ già notte,
quando di seta e ambra mi spoglio,
tra la luce calante della sera,
supino sull’orlo
di spasmodiche attese,
ti ritrovo.
Mi spoglio di parole
masticate a mezza bocca
con la lingua
che batte dove il cuore
duole e dona battiti
come
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Scivola l’anima in sentore
d’armonia, risveglia i sensi
regala candore si perde
in rivoli d’ amore.
Si lascia affascinare da sguardi
languidi e
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Quando muore un Partigiano
il cielo smette di respirare
e piange in silenzio.
Trattiene il respiro
fino a diventare quasi violaceo.
Quando muore un Partigiano
le campane smettono di suonare
in attesa che le prime luci
dell’alba illuminino
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 | La cattiveria
è una gabbia interiore
tappezzata d’invidie e
rancori
che emana
per
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| Di te il viso
tempo ormai lontano
più ricordo
invano tento
alla mente riportar
senza successo
pur il sorriso
che mi
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Corde vibrano come arpe al vento,
cuore e voce si elevano in canto,
onde luccicanti che il tramonto accende,
sole dormiente lentamente discende.
Preludio, ed è già sera, scintillio di fiammelle,
abbracciati e sognanti sotto un manto di
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Oltre i colli che chiudono
la mia verde valle
soffia il vento e ruba
petali alle rose
e non tocca le spine
così su di noi piove
vellutati e profumati colori
fino a farne un soffice letto
dove io ti adagio per amarti
come mai nessuno ti ha
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Questa notte ti sfiorerò con le ali
di un’illusione e col canticchiar sparso
del rivo, le nostre labbra sensuali
si desteranno in un lambir mai apparso.
Ogni turpe pensier sarà alle spalle;
andrà via come notturne farfalle.
Dalla gelida tramontana
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Dovè è annata a finì l’educazziòne,
fijia mia?
Bò che n’è so?
A mà, stà cosà che tu chiami educazziòne,
è annata a finì
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Ci vuole un po’
per conoscere le cose
e ogni giorno osservare le foglie
germogliare e poi appassire
Ci vuole un po’
per tradire il mondo
promettendo un vento nuovo
e poi baciare le nuvole
Nessuna terra ha mai amato
il gelo dell’inverno
ma il
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Dicembre mi ha spento una luce
quella che ha acceso il mio corpo
quella che al vagito ci conduce
nel suo sorriso gioia e conforto
è un sentiero magico il respiro
che ci accompagna silenzioso
a volte più frequente affannoso
corto fino all’ultimo
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70073 poesie pubblicate su questo argomento. In questa pagina dal n° 20371 al n° 20400.
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