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carla vercelli
Le 804 poesie di carla vercelli
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Non è stato un giorno qualunque
E' una maschera d'indifferenza
che mi hai tolto mentre ti sorridevo
come le altre volte, più convinta
Hai pronunciato il mio nome
su un treno perso, una ferraglia
priva di senso che per Noi è
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Quand’anche tu mi raccontassi
le avulse peripezie del sentimento
e ti schermassi dietro al dolore rancido
che ci fa sentire ora angeli consolatori, ora demoni
negli infimi sobborghi di una città lussuriosa,
io sarei sicura del tuo amore, come certa
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Coglimi
Tra il bistro degli occhi
e il fuoco della bocca
esistevo già prima
in qualche tua idea
di lasciva purezza
Adagiata sul desiderio
volteggio in un fregio antico
con la sensualità e il profumo
delle piante da fiore
Mi fletto ad un
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 | Salirò con te alla vecchia torre
fra sterpi e rovi, il paesaggio della pianura
sarà la vista che ci allieterà gli sguardi
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Mi innamorai delle tue labbra di corallo
quando mi parlavano d'arte e di te,
socchiuse come le valve di una conchiglia
e io una perla che non volevi trovare.
Spiavo nei tuoi occhi la malinconia,
quella strana tristezza inafferrabile e lontana
che
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Da tempo l’amore mi inseguiva
senza prendermi, a mosca cieca
in un vestito a balze s’annidava il vento
coi suoi sibili di mondi semiperduti
In un giardino barocco ho sciolto
i miei capelli all’ombra di un frassino
e nella scollatura della
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Amarti è la fioca luce
che illumina i miei abissi più fondi
E’ la linfa dolce e vitale
che mi scorre nel corpo
ogni volta che invento parole
Quali sublimi frasi può creare un poeta
per giustificare i suoi atti indecenti
Amarti, quale ragione più
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Io sono quella
che ti cerca, ti vuole, ti ama
Quella a cui non basti
non ieri, non oggi, non domani
Un sogno sul seno e il caldo della tua lingua
come inizio, le tue parole che mi coccolano
come fossi sempre stata, una notte, un giorno, un
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Giocavo agli angeli, amore
quando ti dissi che sarei arrivata
Non mi rendevo conto di ogni coincidenza
che tu avevi negli
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Ti scriverò da tutte le estati
quelle afose
aderenti sulla pelle,
quelle più fresche
al sollievo su una riva d’immenso,
quelle che mi sono persa
in un bicchiere d’acqua
nera d’inchiostro
perché ti conoscevo appena
e non sapevo ancora della mia
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Come quando fuori pioviggina
il Passito è sulla mensola
gli anemoni fingono mancamento
e in sé hanno tepore di mussola
Quando ridi e rido anch’io
incuranti del tempo in cornice,
non si congeda uno sguardo, una voce
senza estasi o placido
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Un bosco sfoltisce, s’apre, diventa
chiaro, scuro, s’inerpica, ricala
finché il cielo è lanugine, bianca
e l’aria si è smossa, più vasta
Il crepitio delle fronde s’allenta,
dabbasso il verde s’imbroglia e s’arresta
fra rocce grigie, campite,
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sì, è la frequente cantilena
satura di astri, stelle e luna
che si celano a volte per dispetto
tra gli atelier e qualche anfratto
dei palazzi antistanti semibui
sì, sono gnaulii di gatti europei
randagi e arruffati, scorrerie
su grondaie
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Mi assomigliavano tutti i miei errori
Erano improvvisi, testardi, persino patetici
Stavano lì fra quattro pareti, compressi
esterrefatti di essere stati commessi
con il faccino smunto e pallido per farsi perdonare
Adesso sbaglio ancora
ma i miei
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 | Vagare a lungo
vestiti di scuro
scartando ai passi
ogni dolore
ogni mancanza
ogni vuoto che empie
Poi soffermarsi ai resti
sempreverdi di un amore proibito
e lì baciarne un altro
sulla bocca aspersa di voglia
Spogliarsi piano
degli abiti
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 | Salzburg, io ti giunsi un pomeriggio
nel diffuso serale baluginio,
avevi il ripetitivo scampanio
delle città montane nel meriggio.
Lo squadrato barocco della piazza
luccicava di mestieri antichi
e calessi d’altre epoche, plichi
di rimembranze,
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Gratuità L’Anno Santo della Misericordia (Spirituale) (Spirituale) |
Questione di feeling
giocare con i colori primari
combinarli in sistemi aperti
Ti spiego negli occhi
che io non reticolo nulla
non incasello nessuno, né te, né me
Punto d’accordo
il cicaleccio ordinato
delle mie efelidi al sole
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 | Ho spostato indietro le orecchie
di appena un secondo, forse un decimo
in mezzo alla continuità del tempo
di una vita spesa a pensare
fuori dal branco, ed è già istinto.
Insubordinata alla ragione
mi volto e voto ad un fruscio
di foglie, un lampo
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| Prendiamo una notte
una qualsiasi
Limiamola dai soliti sbocchi
dalle indecisioni sboccate
Facciamone una notte integra
seria, una notte seria
tremendamente seria
come il trattato d’un armistizio
il tomo d’anatomia
il gioco di due
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Volevo trovare un’esile pace fra i ciliegi,
addentrarmi con gli occhi nel loro insolito
niveo candore, percepire sulla pelle
l’innocenza e l’oro dell’adolescenza
mentre leggo poesie d’amore e ti sento
di soppiatto, tra le righe, improvviso e
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Dai Lauves il mosaico dell’assoluto.
Geometrico divenire di forme
che reca alle mani
un’alzata di limoni
spigolosi e inquieti
aggiunti alla versione originale
La Sainte Victoire
montagna sovrastante e arcigna
ossessione e timore
di Cézanne e
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Viaggiano su binari paralleli
direzioni divergenti
creano mondi attigui
Così vicini così distanti
travestono da
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Sento in me l’incoscienza e la follia
dei giorni di marzo
quelli che tu tenevi stretti
a metà tra il rame incupito del cielo
e una pozzanghera chiara dopo un temporale
A capolino da una nube
il profilo dei monti
mi fa corolla sugli occhi
un
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LO SKYLINE DI MANTOVA NARRA
DI TORRI, BASILICHE, TETTI ROSSI
IMBRUNITI DAL CREPUSCOLO BRUMOSO SUI LAGHI
RIGUARDOSI PENSIERI D’ARTE E DI CORTE
E LE TUE MANI, FIORI DI LOTO SUI MIEI FIANCHI
A SCIOGLIERE IL SANGUE RAPPRESO E RUBINO
E PAROLE CHE
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Mai come adesso
che sono qui davanti alle tue illusioni
ho la sicurezza più spietata che è reale
questo ingarbugliarci l'anima e non trovare il modo
di sottrarci neanche per un secondo al nostro destino
Sono una folata dal mare
che
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è indescrivibile
imparentato con raggi di sole
in primavere imminenti
mi entri nel sangue
come un gemito d'alba
tinteggi la giornata
con sfumature e risa
Sul tuo petto vivo sogni
di bambina innamorata
e le tue braccia
mi scavano rivoli
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Scrivere poesie non mi s’addice
mi spuntano rughe indesiderate
-quelle che tu ti ostini a non vedere-
sotto le palpebre inferiori
Preferirei tuffarmi nuda
in un mare di colori
-i tuoi mi fanno impazzire-
e nuotare da qui all’Islanda
a dipingere
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Singulto trattenuto
impigliato al filo del telefono
fra i COME STAI? di prassi
Angeli di Melozzo
per niente metafisici
tonfanti con violini e liuti
sul comune timbro basso
convincente della tua voce
che disserra mondi possibili
Non vi è nulla
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Tu sei rimasto come il primo giorno
quando in occhi screziati di smeraldo
avevi un guizzo postulante amore,
un balzo d’animale ferito e cupo.
Ai tuoi occhi assimilavo selve,
rigogliose radure d’ombra e luce
da percorrere sulle erte delle
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Da un prestigioso antiquario
acquista una boccetta in onice
e cristallo del millesettecento
e custodisci lì il profumo
di
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804 poesie trovate. In questa pagina dal n° 661 al n° 690.
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