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Marzo 2026 |
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Le 87292 poesie dei soci sostenitori |
Cosa resta di situazioni imbarazzanti
che nulla possono inveire contro
verso chi bello bello fa di tutto
per entrare a far parte di un giro che non gli compete
anche questo succede all’insaputa di chi
nella sofferenza si crogiola
facendosi spazio
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O sacra macchia, antica e solenne
che il sole chiami a baciarti il volto
tra spine e fiori la tua luce serba
e il vento canta il tuo silente ascolto.
L’elicriso, come un astro che non muore
d’oro vestito il giorno ti consacra
ogni sua foglia è
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Senza rispetto
vivo senza rispetto
colgo le rose
all’improvviso
le lascio morire
senza una primavera
e respiro
il profumo di morte
prima della sera.
Senza riguardo
vivo senza riguardo
tolgo il vento
ai semi d’Aprile
e la terra mi
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Veggo persone che fan questo o quest’altro,
io, pur facendo,
mi trovo in antro
e par che tutto svendo
A che pro mi prodigo?
In cerca di chissà cosa, m’attardo,
e’l tempo invano fugge in castigo,
che par sempre d’esser in ritardo
Allor fuggo
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Non c’è una meta che il fiume ricordi
solo l’acqua che passa
e ci insegna il nome del ritorno.
Abbiamo creduto alla linea retta
al domani come conquista
alla terra come dispensa infinita.
Ora la notte ci guarda negli occhi e chiede
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Ogni mattina mi spoglio
del luccichio delle ali
che immagino di avere
e la testa mi scuoto
per eliminar brillanti aureole
nei miei sogni costruite,
e mentre cammino mi avvedo
del mio moto in volo
e della luce che tutta m’irradia
dal profondo
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Ardi nel vento che entra
della finestra socchiusa
e ti consumi davanti a me,
e non è certo il tuo apporto
in questa penombra
che rischiari a fatica.
L’inchiostro colora i fogli
d’un grigio scuro
e traccia incomprensibili segni
nella
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L’abisso spiega il suo segreto mantello
mentre la riva con amore invoca;
la schiuma bianca sulla sabbia gioca
e s’apre al sole come un rito bello.
Ascolto il canto d’un antico uccello
che tra le nubi rapido si scocca;
il sale scende
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Non resta che seguire la scia
visto che non sappiamo dove ci porta il mondo
quella più luminosa che invoglia a trovare un po’ di pace
su questa terra che in subbuglio
non si limita a trovare strade diverse
pare non arrendersi a seguire solo
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Sarai forte
come gli alberi d’inverno
che resistono
alla neve
senza chiedere amore
alle nuvole del cielo
troppo distante
per sussurrare nostalgia
sui ricordi del vento.
Sarai sola
come le foglie d’autunno
quando cadono
lontane dalla
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Se in vita non ci si trova
e disagio s’assapora
e poco s’adora,
ché tutto par fuggente,
allor in maniera veemente
si cerca qualcosa di fremente
Talsì sebbene sfuggente
ci si getta fra la gente
ancor in modo ardente,
ché qualcosa si
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M’abbruscia chesta vita
sta sciorta scurtecata
ca enno ‘a stessa e n’ata
pecché ‘nfaccia a stu muro
me sento pisciaturo.
M’abbrusciano sti vocche
sti lengue ‘nzuccarate
ca parlano spicate
pecché ‘nchiett’a sta ggente
‘a recchia mia nun
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Dov’è il valore di questi sogni indomiti?
si ferma come un filo d’inchiostro nero
che bagna pagine di carne e di vuoto.
Lasciati lì, fantasie infrante
non corrisposte, voci senza eco.
Distruggeremo muri, false trincee
illusioni fredde, silenzi
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Ancora bagnato dalla nebbia
sull’ombrosa vetta
s’affaccia sull’erta della cima
il piccolo fiore di Venere,
così tanto prezioso alla natura.
Come ogni mattina
inizia così la sua avventura
nel districarsi dalla foschia,
poggiando la corolla sul
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S’ammorza il grido e ogni voce svanisce,
muore il rumore lungo la via stanca,
mentre il silenzio intorno s’abbellisce
di quella pace che nel giorno manca.
È una sorgente che il cuore guarisce,
limpida linfa che mai non si sbianca,
fiammella
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Lontananza raddoppia quando il tempo si mette di mezzo
lasciando un senso di vuoto
che non si limita ad elargire mancanza
bensì riesce persino a far vedere tutto buio
seppure il sole illumini come a mezzogiorno
sdoppiando con fragore
facendo
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Sun trei giurni
de un grixu perla
quelli che freva’
u l’ha prestou a zena’
l’han ciamee
tempu da merla
vintinove trenta trentun
a ‘sto freidu
no ghe sta nisciun
merla gianca
de xua’a l’ea stanca
s’e’ posa’
arente a un camin
pe avei u
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Ti penso dove il tempo non ha voce,
dove l’amore impara a stare fermo
come una fiamma che non brucia, attende.
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Sei luce trattenuta nelle mani,
un nome che ritorna senza suono,
la sete antica che non chiede acqua.
.
Ho camminato sogni per
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I luoghi aperti del campo sondavo
per sentir il profumo dei fiori
e degli uccelli il canto ad Auschwitz.
Non fiori, né verdi prati vivevano
nei circostanti spazi,
ma solo erba arida e stanca
e il perché rilevai non vi fossero
ondeggi di
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Se si volge in noia,
accidia vien in potenza
e si cela gioia
e d’altri si prova invidia
Par ardua via,
che si prova vergogna
nel contemplar sì cosa ria
e par come gogna
Poi d’appresso si ragiona
su quel che s’ha
ed allor ci si sprona
E
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Una stupida foto
senza cornice
avrebbe destato, si dice:
la rabbia.
La stampa era pessima.
Ne bianca, né nera.
Nessun colore teneva.
Eppure rodeva.
Creato pretesti.
Confuso persone.
La stampa intatta
profumava di niente.
Una voce
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Respira un nome il petto e già risponde
come pettirosso ignaro di sentieri
un tremito lo attraversa, sono veri
presagi brevi, luce che sconfina.
Nel cuore c’è una soglia che confonde
l’inverno, e il gelo scorda i suoi pensieri
di lì salgono ali,
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Baluginii risplendono
su queste acque troppo chete,
rimbombano e si tuffano in un fiume di lenti pensieri.
In scoscese valli
ritorna il suono dell’assenza
e la pesante coltre che con sé trascina.
Inesorabilmente la poesia scorre,
tra parole che
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Piccole mani distese
a pregar il niente,
labbra sbrecciate e lacrime discese
su bocche cucite dalla fame,
madri in cerca di cibo
e piccoli uomini pronti alla disfida
davanti ai pochi camion
quasi scarichi
di mezzi di sostentamento.
Nel
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Il mattino si stende come un lenzuolo
su corpi stanchi di promesse antiche,
la luce scende lenta, come olio,
sulle parole ancora troppo fragili.
Il tempo passa come un cane magro
che annusa i giorni e non si ferma mai,
ci segue muto, ci precede a
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Rimembrar ieri ed oggi e pianger ancora,
domani storie di guerre ancor da raccontare
ombre ad oscurar visuale
e piogge di missili e droni a distrugger vite d’un viver sereno.
Fantasmi ad aggirar su terre flagellate da uomini di potere,
guerre e
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Ascoltando se stessi
per chi cerca un inizio e non trova un fine
guardandosi dentro
passato e presente un lucido gioco di specchi
vuoto è l’ascolto che riempie
di aria l’aria
se ci fosse il vento
quello che cambia il destino del tempo
-prigione
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Cercare di abbozzare un sorriso
in giorni che niente hanno di buono
risulta alquanto difficile
al solo pensiero di quel lontano vissuto
non facile riuscire ad immedesimarsi
sensazione strana raccapricciante
che può soltanto allontanarci
per non
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Non so
se sarai strega
o puttana
non so se ascolterò
i tuoi respiri
con una musica
malata di mare
o se cullerò
le tue vergogne
come nel vespro
quando le preghiere
riempiono l’aria
in un solco di luce.
Non so
se sarai dolore
o
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C’è il baluginio
di un ultimo volo di gabbiano,
nel saluto
che straziante ci coglie
sulla soglia di questo giorno
carico di aspettative.
Sa di baci lasciati all’aria
sulla punta delle dita,
verso i tuoi occhi
colmi d’amore.
Ritornerò, mamma,
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87292 poesie pubblicate sull'argomento .
In questa pagina dal n° 361 al n° 390.
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