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carla vercelli
Le 804 poesie di carla vercelli
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 | La velocità è quella più giusta:
colui che guida di certo non gusta
i gelsomini tra le case accese,
sul ciglione la quercia secolare,
il fieno affastellato nel covone
e nemmeno è troppo salutare
il passo indaffarato del pedone
con sul telefono
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 | Che sarà di questi giorni felici,
delle rinascite in fresche alcove,
dello stupore che non contraddici
ai miei baci? Avremo un altrove
che sappia cullarci -lembo di mare,
nube ospitale, ramo di gemme-
così da poter questo amore e (s)
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Vorrei un mondo -reale e letterario-
dove specchiarsi sia trovarsi interi,
scorgere il bimbo che eravamo ieri,
paghi di un
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Giungi da quel luogo, fluido e indefinito
dove io, femmina, relego talvolta gli uomini
per tedio, noncuranza, esperienza o saggezza;
da quella terra di nessuno che ti marchia negli occhi
una seducente non appartenenza a nulla.
Nelle tue
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Scivolo, umida d’amore e di pioggia
sulla nuova tenera erba
fra cumino dei prati e cerfoglio
che la pelle e il crine m’adorna.
Ho ancora la freschezza acerba
della primavera, la quale non torna
e della melodia ventosa, la foggia.
Dell’esistenza
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Sono quello che ricordo:
le mani di mia madre,
gli occhi di mio padre,
rose e ciliegi potati,
il pelo morbido del primo cucciolo,
un giradischi con le canzoni di Morandi,
i corsi rettilinei delle città
-non ne ho mai avuta una sola
neanche
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Si creano all’ora d’oro -come dal nulla-
tinte uniformi, quasi irreali
tra scanalature e sporgenze del Rosengarten.
Giardino di rose, giardino di rose...
Ma tu hai veduto la conca d’erba verdastra
ove vantavi un attimo prima il tuo
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Se tu volessi scrivermi
da isole in cui dimori, relegata
meditando l'eccedenza del mondo rispetto all'utile
e la tua
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Passeggerà come una geisha
tra i ciliegi in fiore.
La pesantezza del kimono,
le estremità racchiuse nella seduzione,
il
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In certe albe le case hanno occhi
ancora assonnati, strofinano una luce integra.
Da ermetici vetri un delizioso torpore
m’avvolge di rosate sensazioni.
Sono nuda come la luna che si defila,
la parola diversa che devia e indirizza,
la verità che
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Appaiono sulle spighe di grano,
zaffiri incastonati sui verdi anni,
nostalgie d’antiche voci, dettati
scanditi lentamente dalle maestre.
Ed un leprotto che irrompe piano,
veloce asconde i piccoli affanni,
come io da bimba celavo i
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Ho il tuo nome tatuato
nell’incavo generoso dei seni
la spensieratezza del tuo sorriso
sulle mie labbra,
una veduta di Delft, del Sussex
o del Midi nelle mie iridi.
Tu, così puro
idealizzato nella memoria
distillato d’anima
che mi pulsa in
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"La pittura è sentimento"
asseriva Constable e tu mi sussurri
-Vorrei dipingere come lui-
così io sogno
ruscelli, fogliame,
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Se si potesse descrivere gli sguardi,
i convenevoli, il disappunto, quasi il dispiacere
di lasciarsi, se si potesse fermare il tempo
un attimo prima della prossima fermata,
abbandonare amori ormai scontati e tuffarsi
nello splendore di due occhi
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arroccato sui colli piacentini,
immerso, di settembre, nella tavolozza dell’autunno
e, a marzo, chiazzato di peschi rosa e
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Uno strano formicolio ai piedi,
la pelle di cera che svela le fiamme
delle vene e quanto divampano
-magma di vulcano- la
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Indirizzo personale di carla vercelli: carlavercelli.scrivere.info
Gratuità L’Anno Santo della Misericordia (Spirituale) (Spirituale) |
In una piazza del sud, assolata
le dissero che era una sirena
un minimo di galanteria in più
e un quid in meno di
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Dapprima è la "mirada", lo sguardo
complice d’intesa e sensuale intrigo.
Tra i capelli -meglio neri
ma bionda è la polvere dalle ombre-
una rossa rosa
che s’avvertano persino le spine,
l’originario dolore
dei vicoli di Buenos Aires.
Poi le mani:
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 | Già quando ti aspetto
l’umidore dei tigli
s’impossessa delle mie bocche
pregustando la tua lingua di ramarro,
fra i seni
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Il lago s’abbevera
con spremuta di sole
e i miei capelli ondeggiano ad una brezza
che pare uscita dalle note di Debussy.
Sempre arrivo qua
con un fardello di dolori
distanti nel tempo
come monti negli spazi
circondanti la conca lacustre.
I
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Sei mio, tralcio d’edera
su parete che si sfalda
carne al sole e sole nella carne
fruscio trasparente e sottoveste
fucsia sul tuo viso
fili d’erba che crescono
-in questa stanza- sino al palpito
del cielo, fiori sconosciuti
da legni di faggio in
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Quando m’appresto a dipingere
scodelle, mele verdi, oggetti pregni di prati
e tu, gattino -Parsifal ti ho chiamato
e sei
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laddove l’amalfitana costiera
s’incunea in apice di forra e furia
la Magnani volle una dimora
issata vela bruna all’intemperia
come lei indomabile e fiera.
Salgono scalinate e sale il vento
tra monazzeni, mulini e vigne
coltivate con sudore e
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Tutte le cose che ho provato
ma non ho mai conosciuto del tutto:
la fotografia, il corso di danza e d’acquagym,
le lezioni
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 | -La metti la sesta?- La voce
accanto a me distoglie
da una canzone che mi emoziona.
Strano, di solito corro più di
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 | Ti cammino dentro
nei viali spogliati dal grecale
tra coincidenze troppo scontate
su parole morte
che non avresti voluto
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Mi hai accarezzato per tutto il tempo
prodigo e nudo di sorrisi ed entusiasmi
le estremità lambite da sciabordii
la
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E’ ganza la mia musa -mi dicono alcuni-
Io so soltanto di lei che arriva quando le pare
e quando le pare se ne va,
senza
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Ritengo un bene
il buongiorno e la buonanotte
fra estranei
e soprattutto tra le pareti domestiche
un sorriso che parte
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 | Sei calcolabile,
un "problema" risolvibile con algoritmo:
una serie finita di passi elementari
-senza ambiguità-
porta in
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804 poesie trovate. In questa pagina dal n° 391 al n° 420.
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