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carla vercelli
Le 804 poesie di carla vercelli
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D’innumerevoli giorni
trascorsi a snodar sogni
non rimane che un filo
di resa
avvolto e
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Procurata la frutta né troppo acerba né troppo matura
i fiori non del tutto sbocciati
(non si sa mai quanto tempo dura il lavoro)
sistemati sapientemente (si fa per dire!)
sullo scrittoio dello studio in vasi e vassoi vintage
scovati negli angoli più
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Sulla pelle diafana
al defluir ascoso del sangue
cammeo antico inciso
da valente maestro orafo
Posato languido discreto
invitante talismano
a propiziar eventi
catturar consensi
Senso di equilibrio emana
misura e proporzione
amuleto di pregio
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 | Il ragazzo dalla mascella volitiva
ammaestrava cocorite
sul bordo d’un lavatoio
vibrisse di un soriano
ad annusare l’aria
Dalla vasca bassorilievi disubbidienti
ad ogni criterio stilistico
provavano la sua pazienza
immersa in cerca delle
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 | Ci sedemmo
stipati nei nostri pensieri
sulla panca rotonda
attorno al grande tiglio
nell’incavo delle mani simulacri
foglie sfuggite a un temporale distratto
Di te ricordo
gli occhi ad inseguire
i miei cieli palladiani
sulla cavea d’un teatro
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Tra le dita di un'agave
pietrifica un pianto di sale
eterno e sacro maestrale
corrode anfrattuose cave
Impetuoso boato argenteo
schiumando onde s'infrange
rivoli di scogliere tange
ritorna levigato e ceruleo
Così sobbalzano
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Roma si scompone in gradinate di porfido
svela i suoi mille volti di matrona
imperiale e barocca giunonica e lardellata
i lineamenti deturpati da traffici caotici
mentre la riverisci dai saliscendi eterni
Sui sampietrini delle piazze inciampi
di
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Cuore mio
adesso ti conduco
su una siepe di nuvole d’oro
nel pertugio d’un tramonto
non ancora dischiuso
Ammira il volo imperturbabile
dell’aquila reale
impennarsi nel sole
e planare rapace d’amore
su volute di cumuli
bianchi
come tiepidi
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Con passo felpato il gatto nero
del bottino quotidiano sicuro
avanza spedito sulle reti marinare
stese dai pescatori ad asciugare
Nulla lo turba nel procedere
incurante d’essere considerato
un portatore di sventure patentato
se lo si incrocia per
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Ho ancora bisogno di Te
tu che sei Dio e fratello
rinnegato e amato
ucciso e risorto
Pensavo di essermi liberato
d'aver creato un mondo
a mia immagine
regno di superbia
castello spettrale d'arroganza
torre d'indifferenza
ma soccombo sotto le
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C’è una scaletta rossa
accostata ai rami ascetici
d’un ulivo senza tempo
Nel brillio dell’uliveto
avvampa d’un fuoco
proprio e composto
Si calano dall’alto
bagliori d’universo
nel giallo tra le ombre
Dilaga una luce di mare
un’eco di
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Tra un fiordo e una baia
il Connemara da scaltro baro
mescola e taglia carte
geografiche di paesaggi
dalla montagna al mare
dalle foreste di conifere
alle sabbiose spiagge
Laghi torbiere acquitrini
si dilungano in muretti
affollati di brucanti
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Stanotte
sto con te
in un’amaca
dalle braccia tese
racchiusa in una valva
promessa da una drupa
d’un fiore d’albicocca
in compagnia di tulipani
e narcisi artisti in erba
addormentata sulle tue ciglia
negli occhi di timo e rosmarino
all’ombra
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Semmai sullo scaffale della credenza
socchiusa e adornata con una nappina
-che confonde la smania di sigillarsi in un bunker-
tu trovassi appuntati su un notes a cuore
la ricetta del bonèt e un pensiero per te
sappi che non li ho lasciati io ma è un
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La donna del poeta è intrisa di sogno e carne
la figura snella lo affascina seduce
come una stella d’agosto si spegne riluce
gli piange le sue lacrime trattenute e scarne
Egli la desidera quando s’attarda
i pomeriggi grevi si gonfiano di vele
sui
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 | Nel volgersi pacato del tuo collo
negli occhi che carezzano le gote
e anche più giù
dove la scollatura suggerisce una dimora
vi scorgo un vago sentore di tana
preparata all’occorrenza
per una prole di baci
e una congiura d’affondi
torbidi e
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Gratuità L’Anno Santo della Misericordia (Spirituale) (Spirituale) |
Stagioni mesi giorni
svaniti
nei calendari della sera
perché pure su me gravano
secoli di spighe e neve
li raccolgo e comprimo
in un fiore di marzo
dall’incerto profumo notturno
e nel meriggio persistente
a capo chino
aspetto che mi
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Domina il declivio ove s’adagia il quartiere gitano
la luce fortificata della rosata cittadella reale
Ornamenti di stucchi come trine e merletti
sbucati dai cassettoni dei soffitti su archi moreschi
si incede regalmente a testa in su come favorite e
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Avrei potuto dirti che le giornate erano tediose
senza quelle tue frasi ironiche appoggiate alle mie ore
e le notti erano buie e interminabili erte
prive di quei tuoi respiri di sottobosco misti ai miei gemiti
Che ogni volta dalla tua malinconia mi
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Stanza in penombra di polvere d’oro impercettibile
Tenda scostata dal pittore nel suo ruolo abbigliato
Modella adolescente dal volto idealizzato
e dalla semplice tunica dalle pareti indistinguibile
Unici oggetti presenti nello spoglio ambiente
una
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Cascate
balzelli o salti giganteschi d’acque cristalline
tra macchie brune rossicce di larici e sempreverdi
festosi verticali fulmini
svettanti su cieli e seracchi incontaminati
mentre bisbigliano e tuonano musiche di strani concerti
xilofoni
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Vivemmo momenti intensi e delicati
quando il calycanthus mormorava innevate melodie
appese libellule a segmenti di ramoscelli
Profumi di vaniglia da petali e labbra di topazio
ci offrirono una precoce fioritura
senza foglie caduche e spine di
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Se potessi lontanamente
assomigliare a qualche nuvola
mi piacerebbe fregiarmi d’essere un cirro
batuffolo bianco filamentoso
alto solenne isolato
sovrano
nel tuo cielo fisso d’azzurrità
Un riverbero del tuo sole
potrebbe lievemente
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Mi rivedrai volare
fra le mani una torta dorata
e un minuto dipinto di Amorini
Golosa e timida come una pettirossa
nelle visuali morbide delle ciglia
gli occhi divoreranno attesa e briciole
Tempra dura di caolino
biscuit di porcellana fine
tra
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Screziate nubi peregrine
in sottovesti turchesi di cielo
Spume di pianori su degradanti pendii
Ciottoli di sentieri rotolanti fragore
Frana infinitesimo nel vuoto
un mio accenno sussurrato di scuse
Bucaneve e crocus sui palmi
tu sorridi
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Settecentesche ornate visioni
confluenza di comunicazioni e fiumi
un lago tiepido in lontananze verdi
Klagenfurt città elegante e tranquilla
scalpita piano sotto la statua di Maria Teresa
Bulbi barocchi decorano edifici pastello
le finestre
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Ritrovarsi senza mai perdersi
in un sottile gioco di specchi
la tua immagine riflessa dentro me
Mi stringi di spudorata innocenza
ti propongo frutti proibiti
le nostre labbra assaporano nettari
E ci abbandoniamo nudi e soli
come se fosse
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Ortensie azzurre truccate
da un’impalpabile ovatta di lamine
Riflessi iridescenti di un mare statico
su primi piani di sabbie immobili
Non vale la pena di respirare pulviscolo
in quest’assordante contrasto freddo
Ci sono polmoni tesi su fiori
che
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Riposati amore
perché l’affanno dell’oggi
non offuschi la voglia di vita
perché lo spazio non ci appartiene
se non quello che viviamo roridi di sole
Posseduta d’ombra è la mia voglia
irrorata di luce dai tuoi occhi
Riposati amore
perché
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Ho voglia di te
del tuo petto di broccato muscoso
delle mani che mi cercano
che mi trovano dove io sono fuoco
e acqua e terra sorgiva
laddove le dita
intrecciano rivoli di seta
Ti amerei come la luna
scossa da un’inattesa rivoluzione
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804 poesie trovate. In questa pagina dal n° 721 al n° 750.
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