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♦ Michele Serri | |
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Aprile 2026 |
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Felice Serino
Le 791 poesie di Felice Serino
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che se mi chiedessero
ti piace la vita da clochard
in un certo senso approverei: non fosse
altro che per sentirsi libero
come un uccello senza il burocratico cappio
(ma vedere un poveraccio morto all’addiaccio
sì che ti stringerebbe il
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sin dalle acque creaturali
prerogative del cuore
la spina e la rosa
emersi da naufragi- di- sangue siamo
fioriti dagli occhi - prima
di
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ricalchi i miei sentieri
riflettendoti in ogni mio pensiero
angelo che da me sei
invocato
da che ti so nell’oltre
tanto somigli -uno
stravedere?- a quello della volta
quando bambino in estasi guardavo
naso all’insù per ore
oggi -pesano gli
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i poeti "maledetti" vanno via presto
neanche il tempo di assaporare la gloria
-gira nella testa un celebre verso
di Bellezza o di
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il già e il non ancora
la prima venuta e la seconda
quando
i cieli si apriranno e
come onde di luce
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siamo buchi neri
affamati di cielo
ed è un presentire
come una mano sulla spalla
il doppio celeste che
chiama dall’ intime fibre
estrae dalle viscere la memoria e
la custodisce nell’ akasha
attende il ricongiungersi
nell’ abbraccio cosmico
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le parole giacciono avvolte
in sudari
toccate dalle mani dei morti
neo- nate
le scrive il mattino
sulle ali del
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Dio ti sognò e fece
del tuo sangue una cattedrale
sede del co- creare
sei l’attesa e la ferita
-da te così distante
fatto di abissi capovolti
e
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banchetto luculliano e la musica
a palla il sorriso ebete da
"bicchiere di troppo"
lo spellarsi delle mani
il bacio casto la lacrimuccia
e
prima che il tempo li sciupi
l’indomani i fiori
andranno ad onorare i cari
familiari passati a miglior
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se li richiamiamo alla memoria o
solo diciamo il loro nome
ci rassicurano coi loro
impercettibili sussurri
per dire
eccoci
messaggeri incorporei
aleggiano su altri mondi - recepiscono
echi di tante entità -
vogliono dirci: "non siete
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come pensate
vogliono subito uscire nell’aria
posarsi sulla pagina- lenzuolo
sotto tante lampade
vite in fieri
si chiamano
fan ressa
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al quartiere della movida
addentano luccichii
bevono la luna nel bicchiere
dopo l’alto livello dei decibel
un silenzio striscia lungo i muri
tra vertigini di ebbrezza
chi saprà decifrarli
i respiri spezzati dove la parola
impastata annega
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la composizione dell’apparire
di cui è fatto il mondo - maya
se vuoi o fuoco dipinto
in questo vortice d’ombre
noi siamo
a noi stessi estranei: forse
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oltre l’età
dell’oro o della incoscienza
sbattiamo la faccia contro la notte
il primo impatto
forse quando
ci si isola perché ci hanno
gratuitamente derisi
e non sappiamo quali
"affronti" o spine o ferite
tenga in serbo la vita
per
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usi il plurale maiestatis
ma chi ti credi
aureolato tu di vacue
onorificenze
che col lupo segui la pista
del sangue
nightmare per te se
ti fronteggiasse un davide
ad abbattere con fionda quel tuo trono
di tracotanza
anche le pietre
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l’incognita dell’ora - sempre
a metà strada noi che siamo
terra di nessuno:
il fratello oscuro
che s’agita nel sangue
a mimare
il dolore del
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Cerca la poesia:
Leggi la biografia di questo autore!
Invia un messaggio privato a Felice Serino.
Indirizzo personale di Felice Serino: feliceserino.scrivere.info
del senso del bene
che ti prende per mano o del
sentire indicibile
suggerito dall’angelo che non vedi
febbre azzurra
di quell’agitarsi nel sangue della musa
o dell’infinito spazio
della mente aperta al sogno
quando chiami i morti
la cui
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un cielo abbrividisce bianco di silenzi
guarda Signore come mosche annegano
i tuoi figli - un mare di cadaveri
niente più scuote sorprende
-agonia del mondo
quando finirà: ancora e ancora
speculano sulla pelle dei miserabili
gli scafisti
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Da una parabola
una terra "dove
scorrono latte e miele"?
breve
il tempo - vedi è già sera
prostrato
dinanzi alla Sua splendenza
di
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di fiammeggianti palpiti
dicevi garbata
e a un tempo sanguigna
cantando
lo spazio dell’anima
dei voli asimmetrici e
di amori tuoi devastati
cantavi
mentre ti fuggiva
dagli occhi la vita
d’albe di sogno la luce
vedevi salire ai
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il bosco brulica di vita -
primavera l’albero
intagliato
lo abbraccia la luce - pende
dal ramo il sapore di un addio
il suo
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alla mia cagnetta piace inalare
il vento salino
quando sulla battigia
lo lascio libero e
lui va veloce come una saetta
poi arresta la corsa e
naso all’insù -lo sguardo
un punto interrogativo-
scruta un cielo carico di nubi
forse ci vede
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salgo sulla croce anche per voi disse con gli occhi
rivolto a quelli che lo inchioderanno
anche per voi che ancora nei
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album - libro bianco
di noi ombre stampate
vi è sospeso
il rosso grido
del fiore che anela aprirsi
fiore della nostra
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immagina quanto debbano
sembrare infiniti
gl’ istanti della carne che urla
quando
in due è diviso l’essere
entrerebbe in te un mare
sul cui fondo
ti avviluppano tanti tentacoli
se bastassero le braccia incorporee
della mente
a
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sono quello spazio
che ti dice bagnami
del tuo humus come una terra
abbandonata
che implora
di ridonarmi luce
nutrirmi coi fonèmi che conosci
farmi sentire vento
che sulle ali conduca alfabeti
come una preghiera
ah rimpiango quel
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quando dici
nel posto giusto al momento giusto
-o sbagliato se vuoi- e ti chiedi
cos’ era a spingerti:
fatalismo o un
sincronismo d’ eventi
certo
non potevi non passare
da lì in quel preciso istante
-prestabilito?-
dove ad incrociarti era
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se lo mangiava con gli occhi
il suo bambino
riscaldato dal fiato animale
dovrà -nel dolore della luce-
bagnare di lacrime i piedi della croce
Mater dolorosa - et
admirabilis
tu dal celeste manto
davanti agli ultimi
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a volte
un nonsoche ti attira
come lo scandire di versi armoniosi
o la luce di uno sguardo
ci vedi un mare
aperto e
pescatori cotti dal sole
a prendere a morsi la vita
sognare la morte
un bimbo che piange
una donna che aspetta il suo
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ora nell’ultimo sangue
è il vuoto delle braccia
ma sai non è difficile
far rivivere
la tua figura dall’ali recise:
un po’ mi consola
la visione
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791 poesie trovate. In questa pagina dal n° 61 al n° 90.
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