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Le 5113 poesie in esclusiva dell'argomento "Morte"
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Metti le mani avanti,
può darsi che mi tocchino.
La morte di un poeta
è l'assenza della sua musa.
Metti le mani avanti,
toccherai un gelido corpo.
Non sarà piacevole,
ma almeno lo avrai fatto.
La morte di un
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E nel mio inverno
sapore d'eterno.
Gelido cocchio di morte
vi traghetta per fantasie contorte
verso l'Inferno,
dove lontano è il frutto materno.
La vedova seduta alla finestra
(suona intanto l'arcana e tetra orchestra)
nel suo pugno,
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Come ti va, Caronte, d'anime traghettatore?
Sempre batti col remo quelle non ritte
cadenti sul fondo da stanchezza spossate?
Davvero il tuo un mestiere da boia
che non prevede pensione
con dannati crescenti in abbondanza.
Per il Paradiso
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Devo dileguarmi
- sfuggire
sparire alla mezzanotte nel sottobosco
di campanellini spinosi dal sapore di fragola
e tremule fiammelle roche, spiriti inquieti:
ciò che lascio - preme e si divincola
inatteso ma illeso nel dubbio;
alle
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Sedette sul bordo del letto
con i piedi protetti
dalle sue ciabatte di stoffa
con un bicchiere d'acqua
e una scorta di miele
nella bocca.
Disegnò nell'aria un cerchio
le mani tremanti
un cerchio come una porta
un cerchio come un
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Era il Sole velato sopra le mura di Ilio
con triplice giro da Ettore e Achille passate:
inseguiva il Pelide e lo fuggiva il Troiano.
Prendeva cenere il Sole sopra le mura di Ilio
gli Dei da dietro le nubi ad assistere
deciso di morte lo scontro
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Non sole in cielo che attraverso i rami
disegni a terra filigrane d’oro
di felici momenti evocatrici,
né luna che notturna quiete a noi
figuri con la sua perlacea luce,
che pace agli occhi e al cuore promettendo
splenda tra stelle
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 | Laddove pizzuti cipressi
frondano severi al refolo
dimorano claustrali
gli aspersi frammenti
dell’orbato durame
Nel limitare delle cimiteriali bugne
auliscono l’azalea e l’ortensia
E all’ognissanti
fiotta al refolo l’effluvio
del crisantemo e
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| In fredda stanza si dolse’l morente
Genio fulgente di santo sonar.
Pianse sui figli, su sposa fuggente
mesto e solingo nel crudo spirar.
Qual gloria antica!... Su gelida branda
che trista volge all’ultimo umore
ansima e grida in sulla natìa
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| I fiori, ora, non sono che macchie colorate
Prive di odore e
Quell'albero che ho sempre voluto abbracciare
Come fossi tu stesso
Un fulmine lo ha squarciato
E diviso in due
Due tronconi anneriti
Che
Questa primavera non germoglieranno
Questo
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| Le porte aperte, sul niente di un cielo opaco
sfavillano luminarie che non vedo, abbaglianti colori sono addobbi
di chi ancora spera
e ha un campo da coltivare
quel campo di semi che a primavera saranno fiori o frutti.
Le stelle spente restano sogni
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 | nell'abisso
scompare il mio mondo
nell'ora della sua rovina
distante giorni di cammino
dall'altura ho seguito
l'azione sul campo di battaglia
generali nell'alta uniforme
l'avanzata dell'inarrestabile fanteria nemica
dove erano in
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| hy ju |
26/11/2011 19:52 | 2369 |
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 | densi saranno gli strati
agevolmente defluiti
tra sguardi di benevoli trapassati
risorgerai postumo al dolore
ed aprirai definitivi varchi
nell'esangue riciclo di stenti
oh immolato povero agnello
alle ingiurie e a te stesso tracolli
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| EnzoL |
26/11/2011 19:33 | 2140 |
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 | Cos’è questo buio
Si soffoca non c’è aria
Le mani incrociate sul petto
L’odor di raso lusinga
La mente confusa
Non sente il cuore
Impotenti gli occhi
Cercano una scappatoia
Si eleva lo spirito
In dimensione astrale
Sbirciando
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| Venerabile giudice
illustri nobili alteri
signora degli occhi azzurri
e gendarmi dalle lustrine opache.
Condannatemi
alla pena di morte
perché colpevole
di sacrilegio
e omissione.
Nascosi la verità ai miei figli
sottrassi il
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Misteriosa notte
nell'anebbiato silenzio
senza sonni vitali
senza sguardi di stelle
rapita dal cielo
nell'assenza del tramonto
rigida
e tremante
nei brividi del respiro
offesa
dal tempo imprevedibile
sfiora
le tenebre ombre
spogliate di
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NEL QUADRO, DEL TEMPO PERDUTO, SI VEDE:
UNA MELA MARCIA,
UN VECCHIO LAMPADARIO IMPOLVERATO,
UN TAVOLO DI LEGNO CONSUMATO,
UN PIATTO VUOTO,
UN CUCCHIAIO ED UNA RAGNATELA…
S’INTRAVEDE POI, TRA LA LUCE TENUE,
IL VERME USCIRE DALLA CASA
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| Bob |
23/11/2011 09:19| 1114 |
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Fisso lo sguardo
nel cuore del Giglio
-tu riposi-
s'eleva l'aroma amaro
del pianto
-non so di pioggia ma di sangue-
quello che abbandonandoti
ti ha fatto candida
Angelo diafano
alla finestra del paradiso
che io non posso vedere
ma
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Sono la torcia di me stessa
nel vorticoso spazio
d'un mulinello d'aria
schiaffeggio polvere di zanzare
che vedo io, io sola
e mentre il fumo divampa
si consuma l'ultimo delitto
nelle orbite scavate
come nicchie di preghiera
Che sia l'ultima,
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 | S' allunga, nella sera
un'ombra scura
di tristezza
gelido brivido
nell'anima
sale alle labbra
l'eterna
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Le rose nere
dopo un temporale
di buio gelo
Prendimi con te notte scura più del nero,
scioglimi nel buio come un fiume calmo
che trova il suo mare e ferma il mio dolore,
spezzami il cuore con una lama di luna.
Fa di me atomi d'oscuro e
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Le fiamme dell’inferno avvolgono gli angeli
Dio perché scordi i figli tuoi?
Il rumore avvolgente delle trombe
Lo scattante balzo degli
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 | In corti giorni
che lesti vanno
mi appresto al buio
lentamente
è la mia stagion
che vola via.
Ed è l’autunno
che infarcisce
l’animo cupo,
di rimembranze
del tempo dato
l’aver perduto.
Come foglie
restie sul ramo
nel mio autunno,
penso
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 | T'invoco... arcangelo nero
scarno il tuo volto sotto il mantello
celato da menzognera verità...un ghigno
e sono tua... peccaminosa come frutto fuori stagione
l'ultima fiche d'un gioco al rialzo... scalzo
attraversi gli anfratti della
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| No, non è morto il tuo sposo:
s'è addormentato all'acerbo richiamo del capelvenere
ed ora sogna i vent'anni mai avuti.
Ti prego, o figlia di Sion,
per le gazzelle ed i cervi della pianura,
non destare, non scuotere dal sonno
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| e soffia il vento da nord,
alito freddo
che agguanta l'ombra
guardandola in cagnesco.
ne delinea i contorni
ne ricama il verso
la guarda da lontano
poi da vicino
le sussurra il canto,
leggero il suono
che penetra dentro
raffreddando il
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| e,
la vita gli è scivolata addosso
come su un impermiabile, pioggia;
di brina non è rimasta nessuna goccia, e
quando il sole nero la rugiada asciugherà
gabbiano tra i gabbiani sarà, e
in spazi infiniti,
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| Quelle strade in cui cammino spesso,
Quelle molte strade che non mi hanno mai visto sobrio,
Quelle strade sibilano.
Gli abiti frusciano, ronzano, stordiscono,
sfregano tra le cosce come lame,
si lasciano disprezzare senza remore.
E oltre i cardini
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 | Mi siedo e aspetto
che tu riapra gli occhi,
inutile attesa
non sei più tra noi!
Ho spento la tv oggi
ma ho acceso il cuore per te,
ho interrotto la radio
ma ho destato i tuoi ricordi...
uno dopo l’altro
ad intermittenza
veleggiano al mio
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| Tu cuore incompreso
che bruci in questo letto di ghiaccio
un cuore di mille ferite
che sanguinano lacrime.
Tu cuore umiliato
cosa ne hai fatto delle tue emozioni?
le hai soffocate dentro la tua terra
bruciata dall'odio, dal rancore.
Tu cuore
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| Me ne andrò nella gioia
di un mattino d'inverno.
Sarà come scegliersi,
ad un tratto
per la prima volta.
Con le braccia curve
sui fianchi, guardarsi
stanchi e sereni
dalla cima di un sentiero
pietroso e sofferto.
Oh quante volte
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5113 poesie pubblicate su questo argomento. In questa pagina dal n° 3571 al n° 3600.
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