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Marzo 2026 |
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Le 69936 poesie pubblicate dagli autori del Club Scrivere
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Nelle vie solitarie delle città vagano anime spente
non un fruscio agita le foglie degli alberi
tutto è fermo
non una voce s’ode,
grava nell’aria solo un denso silenzio.
M’ appare il ricordo soave non lontano
ove per le strade si udiva il
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Avverto fluttuare nelle vene
inchiostro blu notte
cagionando confusione alla sorte,
realtà e fantasia fanno a botte!
È sempre una che vince
se averti qui serve illusione
- pathos - trascendentale poesia
fervida immaginazione!
Sarà mentecatta
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Ie tengo na stracquezza dint’ a l’osse
ca ‘a capa nun’è bbona a fa’ nu passo
e dato c’assumuiglia a nu caifasso
‘e cose janche mo’ te pitta rosse.
Ie accocchio na fiacchezza accussì tosta
ca l’uocchio nun s’arape e nun te veco
e visto ca me pare
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Tu non parlavi
e allora cercavo solo
di svanire lentamente
come la pioggia
Da fuori
avrebbero visto
qualche sguardo timido
e il silenzio del corpo
Non volevo
sembrare triste e stanco
mettevo fra le righe
dolore appena sfumato
Con le
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Cerco
in cassetti ormai distrutti
il senso delle parole
nelle preghiere davanti al mare.
Cerco disperatamente
in un cassetto
la luna e le sue ombre
per nascondere i miei anni
nella luce degli inganni.
Cerco la mia confusione
la mia corsa e le
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Serena la sera riposa,
colora di rosa i prati tutti,
io estroso cerco
di conquistare il tuo cuore
che se ne sta, solo,
a rincorrere tramonti
sul colle che sta davanti.
Prego in cuor mio le stelle,
che si affacciano
alle finestre del cielo,
poi,
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 | Ho, con questo amore, tolto
quel sorriso mesto,
non sia più servo,
non sia più compromesso,
non sia più solo un volto.
Ho, con questo amore, colto
quel sorriso come fiore di campo
ed ora è della lingua, sapore e gusto
ed ora è del piacere,
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Un di’ giocammo a nascondino,
giro in bicicletta, calcio ad un pallone
e capienti prati a profumar di vegetazione.
Cesta da picnic e tanti amici in girotondo.
Santa Pasqua del Signore e Dell’Angelo
(Pasquetta)
grida di risa all’aria
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Abbracci rimasti soli
s’aggrappano agli alberi
per non essere portati
via dal vento,
altri senza fissa dimora
si tengono stretti,
restano vivi.
I più coraggiosi,
si guardano nudi
senza arrossire.
Abbracci di luce
scoperchiano il buio,
non
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Nell’elmetto pieno d’acqua
immerge la sua lingua
Scarta i fili d’erba
dal vento mischiati
Nell’aria il profumo
del tuo sudore annusa
Scuote la sua coda
festeggia il rientro del gregge
Il suo pasto ora attende
premio al suo vigilare
il tuo
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Caro mio lettor
In versi voglio dir
No no non poetar
Che sarebbe troppo ardir
Ma mero raccontar
Di un amor
Voglio
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Quando stiamo per raggiungere l’apice
qualunque cosa si colora d’entusiasmo
tutto prende le sembianze di un caleidoscopio
dove ad oltranza tuffarsi
esaminando con le dita ogni smeraldo che brilla
lasciando alla fantasia quello che da tempo
avremmo
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Ho stretto nelle mani in preghiera,
paura, ansia di vedere sogni svanire,
di non vivere più questa vita,
di non poter più andare avanti
ed oltre l’infinito.
Su strade tortuose, con forza e coraggio,
il mio cammino confuso ma, dentro di
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Non pronuncerò parole
per descrivere
la sera che recita
la sua commedia
E le gocce fredde
che cadono lente
sul davanzale
della finestra chiusa
Non disegnerò
le promesse fatte
guardando negli occhi
una fata di cera
Forgiata dal buio
e
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Scioglie l’acqua
questo profondo fango,
mentre in rivoli rugosi e stretti,
scende verso il mare.
Solitario e disadorno resta
Il pensiero mio,
fuggendo dalla tela colorata
al tappeto di una vita solitaria.
Piccole cose,
come fogli bianchi vuoti e
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Volavano desideri
ieri sera sul tramonto,
erano quei fasci colorati,
che si scoglievano
là dove l’acqua,
dell’amato nostro lago,
tocca il cielo.
Io e te seduti, soli
sulla riva alberata,
ascoltando il fruscio
delle nuove foglie,
abbiamo colto
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Furono languor ad attimi vissuti
deserti di solitudini ove il cuor pose a colmar ombre serene.
Furono languori di pensieri, or lontani, estese immaginazioni,
ove riempii la visuale di paesaggi e miti colli ove
mio Padre è mia madre ancor camminano
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Solitario il vecchio guarda:
Il viburno palla di neve
E’ rifiorito e adorno si
Mostra in questi d’april
Giorni di
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Basta un niente e quel dì di Maggio
sopraggiunge con una tale invadenza
da rimanere senza fiato
là sul quel tappeto di palline
contornato da fiori profumati
spensierata ed allegra la vita scorreva
pulcini spennacchiati sorridevano
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Note ritmate dal vento
alitano sentimento
cascate di sogni
sorgente nei templi.
Impensabile utopia
ciò sentita mia
ai confini d’un mondo
ove giungo ardendo!
Tuoi occhi l’incanto
sugellanti momento
riflesso eterno
per quel che verrà.
Forse ti
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 | Tutti viviamo
in trepida attesa,
diabolica trappola
ci è stata tesa.
Il nemico invisibile,
irruente, malvagio
semina
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Per scrivere una poesia
dovete spegnere la luce
e sentire scorrere la musica
che fermi il vostro cielo.
Non dovete pensare parole
ma focalizzare un momento
che vi ha fatto morire
o che ha tolto spazio al cuore.
Non potete aprire dizionari
o
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 | Avrò cielo e mare che mi contengono.
E cercherò sempre sole e foglie su cui adagiarmi.
Verde platano è il colore del tempo.
Amerò anche il tempo che
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Ti giri e tutti guardi accogliente,
giovane, veloce e profumata,
lampi da quella cassa cromata
investono l’ennesimo cliente.
Poi ti muovi e ti mostri di fianco,
curve senza eguali all’infinito
all’occhio che ti segue smarrito
mentre li servi da
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Esiste una solitudine antica
che alberga
agli antipodi del mio cuore
Vive e respira
e mi scorre nelle vene
Tatua la mia pelle
È orgoglio libero
E’ disperato sconforto
Siede accanto a me
al calar della sera
e al buio tratteggia la mia
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In fretta me la sbrigo
vestito e ancora attivo
essendo un vecchio rigo
pretendo fare il divo
nel mettere il giudizio mio in castigo
senza poter svernare il tuo diletto
essendo il capofila di un intrigo
non penso e se mi accade te lo affetto.
E
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Di bianco antico erano i muri
della tua casa e freschi di rugiada
i prati del mattino dorato.
Sulla logora soglia
ci attendeva tua madre
dal leggero sorriso e gli occhi stanchi.
Ormai è caduta la polvere del tempo
a coprire i ricordi
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Il tuo nome una stella
crescono piccole ali alle parole
le tue mani la notte
legano e poi slegano gli occhi
essere
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N’arrinesciu cchiù a chianciri
vulissi attruvari na miricina
pì fari nèsciri sti lacrimi
quannu m’arrisvigghiu a matina
e quannu lu jornu
lassa postu a la sira
jettari vuci servi a picca
lu cori ca soffri nun ci senti
è l’alma ca
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Il mondo è prigioniero da una morsa,
uomini illuminati da una mano oscura,
nel buio domina la paura.
Il progresso darà
i suoi frutti, sterminerà
colui che l’ha creato.
Non ci sono relitti in mezzo
al mare, ma solo
anime da salvare.
Inondò la
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Sentivi il bisogno di rifugiarti sotto le coltri
non potevi più aspettare
tanto era il desiderio di quel contatto
unico modo onde continuare a respirare
allontanando quel senso di oppressione
che ogniqualvolta s’impadronisce a sorpresa
vera
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69936 poesie pubblicate su questo argomento. In questa pagina dal n° 15691 al n° 15720.
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