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♦ Michele Serri ♦ Pierfrancesco Roberti | |
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Le 70000 poesie pubblicate dagli autori del Club Scrivere
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 | Nel giardino un cuore elettrico
ribalta con le sue lame potenti
una terra compatta
che piange stridula
vedendo grigi sassi schizzare via.
L’abitudine a compatte barriere protettive
è infranta.
Nella sorpresa di ritornare fragile
e ancora
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Chissà come sarebbe andata
se le avessero detto che la vita
è un arido calvario in salita
- da Angelo - prima della sua venuta.
Forse avrebbe chiesto di restar
nel limbo divino a giocar
con chi non conosce il male
anche col peccato originale.
Dio
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Parlano gli uccelli nel prato,
masticano una musica
che io non conosco,
vivono la realtà di essere vivi,
non infrangono leggi,
volando se ne vanno
in un campo di grano
ed io sento la loro festa.
Io non godo come loro
una così bella
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Non è facile per noi poeti
trovare il senso a questa vita
al vuoto che ci sbrana l’anima
e ci lascia inermi alla deriva.
Eppure ci dimeniamo
a cercare nell’angolo la luce
nel foglio l’incastro delle parole
nell’immenso l’amore sconosciuto.
Non è
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Non si è in vita per segregarci dietro mura invalicabili
e chiudere il cuore agli altri
nonostante la mente, sia in continuo cambiamento.
Non si è in vita solo per ammirare il cielo,
casomai non riuscire a comprendere il moto delle nuvole
e non
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Con il sole si risveglia l’anima
questo mare verde muove
nuvole d ‘emozioni .
Rinnova amore
cade nelle braccia e si perde
fra carezze dense .
Il silenzio qui...
non è silenzio
ha braccia lunghe allenate
di sere appese a un ramo di vita
che muta
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Pregami
di non girarmi dall’altra parte
quando sarai nuda
e la notte chiuderà la gabbia
Se sentirò il tuo dolore
crescere come un vento
che sfiora la terra
non fingerò una falsa pietà
E ti colpirò con i miei sguardi
profondi come il buio
che
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È polverizzazione d’ossa
di pelle e voce
nell’inganno di false promesse.
È desolante
l’assimetria dei baci
che non trovano il giusto incastro
se non nell’aria priva di labbra.
Si scrive troppo d’amore
fingendo un sorriso senza dolore
ci si
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Poeti
dai versi rovinati
straniti, incupiti
pensanti, sognanti
poeti ignoranti
poeti
appesi ai cipresseti
poeti fissati
fumati, falliti
comprati
poeti
svaniti, rincoglioniti
illusi, confusi
dannati
poeti,
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Cammino nell’alba
che dal mio colle
lentamente scende,
nel cuore mio passeggia
lo spirito Dio.
Vangelo ho scritto
fisso nella mia mente,
cerchi di luce
mi manda la storia
e scelgo un passo lento.
Rifugio ora trovo
nel buio che
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Coi nodi la storia si attarda a indagare
volendo scucire l’orrenda matassa
del vecchio e del nuovo uniti all’altare
gli
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Lasciatela dormire
perché sulle ciglia ha il buio
delle lacrime di ieri
e le lune più scure del cielo
Lasciate che si svegli
quando la notte avrà pregato
un’ultima stella nera
prima dell’aurora
E non chiedetevi il motivo
di tante
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Piccoli pensieri diventano adulti
e l’inquietudine
li trasforma in sogni...
Prendendomi da parte
al suo cospetto, con turbamento
la vita mi ha detto...
_ora sei malato_
Col cuore che bruciava nel petto
al cospetto con Dio, non ho parlato
ma
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Pensier lascivo ad involar nel cielo
fluente e verticale vortice ad
obliar in frangente spazio
ed abbandonarsi al senso e
alla fantasia.
Trasparir in lieve soffio
fantasma astrale
in enfasi fra mente e cuore e
di languor morire.
Obliare
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Inutile fissare un punto nel vuoto
né sorrisi né occhiolini faranno la loro comparsa
sembra proprio che tutto sia eclissato
sola in un mondo di draghi cerchi d’emergere
volontà non manca seppur spesso
un indefinibile senso d’impotenza si
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Sorrideva sempre Lei
Angelo che adesso vorrei
al mondo ma senza povertà
e non ove vissuta nell’iniquità.
Le avevano promesso dal cielo
una vita sotto un cielo sereno
disatteso non per Dio
ma da (dis-) umani nell’oblio.
Simbolo d’una guerra
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 | Era pallida di malinconia
quando le ritornò la vista,
aveva un pugno di parole nella mano destra,
nomi e civici in cui si era smarrita
sempre piena, sempre nuova.
Quella sera, nel suo vestito di fragola,
abbracciava l’assenza,
e dal crepuscolo,
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Scrivo nei giorni vuoti di emozioni
nella coscienza della mia vita
scorro la penna in qua in là,
senza una meta
scrivo celere rigurgito quello che non va
quello che ingoio con fatica.
Fra le ciglia socchiuse evanescente una lacrima
tra le dita
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Io e la notte.
Nella mente mi tempestano
infinite le stelle,
non riesco a sognare,
chissà, forse, ad amare, sì,
Ma, sono solo sul prato,
inganno me stesso
e ti cerco là
appena oltre
il cancello chiuso,
e vedo le tue forme
che camminano,
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Automi
di carne
sguinzagliati tra la gente
che
dell’umanità
null’altro conservano
se non biologiche assonanze
lontane
reminiscenze.
Burattini
indemoniati
sghignazzanti alla luna
che
avvinghiati
ai più alti scranni del potere
della
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Stringimi fra le foglie
che quest’autunno deve ancora
morire in un fiato di vento
e rendimi polvere fra le dita
Fingiti ombra nel buio
perché io non ti veda
strisciare leggera e colpire
la pelle che sussulta in amore
Distratto dai colpi di
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Tra onde e mar
d’un tortuoso lenzuolo
l’ardor del cuor non nego.
Sfumatur di voci
e il calor della pelle
uniscono le anime
tra l’un l’altro tuo seno
e movenze mie
di rude memoria,
e speciali lettere
nel corpo di piombo
si
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E arriva il dì della partenza,
dei saluti!
Arriva,
ti prende lo stomaco,
in questi giorni
hai rivisto le vie,
le pietre levigate,
lucide di riflessi solari.
Contornate di ciuffi d’erba
a ricordare il tempo tiranno.
Oggi non ci sono
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 | Non chiedetemi di lei, non chiedetemi
del vento che mi lascia nel tormento
e affondo tra le onde, la corrente porta via
ogni corpo posto a riva.
La vita mi offrì frutti e piatti di ogni sorta
degustai pietanze sane, giorno e notte
io mangiai,
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 | Tu amore, sei un cielo agreste
ricamato di astri,
ronzio zelante dell’attesa
a cui tutti siamo prostri.
Tu amore, sei vangelo della sera
preghiera dei tempi nostri,
buio assente nel cuor che ti anela.
Per te gli occhi fremono salmastri
e ogni ora
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Si ‘e chiacchiere putessero allumma’
st’Italia fosse ‘o meglio fucarone
purtasse luce a sta pupulazione
ca campa c’a speranza ‘e s’abbenta’.
Si ‘o tiempo fosse oro e no cundanna
’a gente se stracciasse ‘a cuollo ‘e panne
pe dà a sta terra ‘a
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Ti attendo ancora (ma)
Non in questo luogo
non nelle stanze chiuse
che bramano la pioggia
ed i lamenti del cielo
Non fra queste ciglia
dove le lacrime
sono rimaste prigioniere
di una nuvola malata
Non fra queste dita
dove la saliva ha
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Leggermente ti stringo
ad ogni tuo bacio
trema la luna
e ballano i tuoi occhi
Sento i rintocchi
della vecchia campana
mi scuote il suono
e ti ballano gli occhi
Il raggio di una stella
a me sconosciuta
ti argenta i capelli
e ti ballano gli
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Un estivo temporale
rimuove due mila pensieri
come foglie sparse su vialetti deserti,
io ho tutto e niente tra le braccia,
non parlo e nel silenzio traino la mente.
Ha un peso diverso la mente
che sa di grida di tachicardie e impazienti respiri
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 | Vincolata a rimanere
con il popolo bue che paga
penso, degenero e penso.
Piega amara sulla bocca cocciuta
mentre i
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Cannila dopu cannila
spardu lu tempu appressu a tia
sira dopu sira
nuttata dopu nuttata
cercu sulu ‘na tò carizza
manu ca cumanna
cu lu pinzeru ca s’adduma
ammentri lu disiu acchiana.
A cìra ca si squàgghia
ncapu a peddi sciddica e
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70000 poesie pubblicate su questo argomento. In questa pagina dal n° 17911 al n° 17940.
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