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Le 14 poesie pubblicate il giorno 27/03/2026
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Nessuno saprà
del mio male segreto
i dolori del sangue
e le tante rovine
tenute a conflitto
in un volo di seme
che non trova la terra
data in pegno
per riscattare l’amore.
Nessuno vorrà
sussurrare carezze
e me ne andrò
nel silenzio del
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La percepisco impavida e rapace
con l’urlo appena giunto al suo sentire
tra i semi pigri e il vento da imbandire
né astuto né corsiero né mendace.
La fiuto e la pretendo pertinace
sedotta del suo mondo da scoprire
rapita dall’incanto del fiorire
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 | Ci sono parole che scivolano via,
mi calmano mentre mi bruciano dentro.
È un fuoco che consola e consuma,
una pace che dura un respiro.
Poi resta il silenzio,
la quiete che profuma di fumo,
la rabbia che dorme accanto a me
con gli occhi ancora
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| Soli come foglie nel vento, nasciamo
frammenti di luce in un cielo sconosciuto.
Tra corpi e voci camminiamo
ma nessuno può portare il nostro passo
nessuno può respirare i nostri pensieri.
Eppure, in questa marea di volti
il cuore trova il suo
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| Vanno in fila i santoni
verso l’oblio della sera
e nulla nascondono di sé,
in cerca vanno di quel credo
che ora sfugge alla ragione
del loro cammino...
la neve di novembre
ora scende copiosa
sui sentieri pieni di arbusti
oramai disseccati
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Pioggia di missili e tempesta di droni
odio e dissidio come emozioni,
colpire adulti e bambini non è vera gloria,
ma la guerra su tutti annovera vittoria.
Al suolo rasi sono case e ospedali,
chiese, giardini e scuole,
non son più reali neppure i
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Briose sensazioni ad effluvi ricordi
cromatiche misture a far sussultar cuore.
Argenteo ed azzurro orizzonte,
diamantato mantello ad ammantar cielo,
rami di peschi ad infiorar sguardo,
pensier e sorrisi in gentil parole.
Ridemmo a volger occhi in
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la vita trema del mio silenzio
palpito del rosario caldo delle nuvole
e con le mani amore per le mani ti prenderò
senza dire parole nella mia anima ti porterò
tremito di una bruma di vento che respira le tenebre
ombra di silenzio che urla una voce
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Il mondo irrompe come vento d’ombra,
senza bussare alla fragile porta;
negli occhi altrui si accende un chiarore
che porta in sé la notte e la sua scorta.
Le voci scorrono come acqua scura,
cariche d’eco, di cenere e guerra;
restano certi silenzi
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Andremo a morire tutti su un orto, con i piedi dritti e il capo storto
Andremo a morire come il messia, senza ladroni senza Maria
Arriveremo su in Paradiso con la speranza di un sorriso
siamo passati dal Purgatorio tanti all’inferno, un
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Ricordi si arrampicano sui muri per mettersi in salvo
sono vignette che si reputano salvavita
in un mondo che sa parlare solo di distruzione
cuori infranti sgorgano calde lacrime
frutto di una vita fatta di memorie
pietre preziose da tenere ben
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 | Perché non strappi, anima mia,
quella benda imbevuta del sangue
delle tue vecchie croci?
è un sudario che puzza
di fango e memoria,
mentre il peccato quel cane
che morde il fianco ancora
ferisce il centro esatto
del tuo battito.
Tergi quel
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| S’apre l’immenso,
e il guardo si smarrisce là dove
il mare al ciel si fa fratello;
una striscia di rosa il blu lambisce,
mentre sorge dal flutto il dì novello.
Non v’è più riva che il pensier finisce,
né scoglio che s’opponga al suo suggello;
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Mi dico grazie per l’ora di veglia,
mentre il mondo correva via lesto,
dietro sorrisi di gesso e di fango
celando un mare che esplode nel gesto.
Ho imparato l’abbraccio alla carne,
quando la notte si fa più profonda
e il cuore vibra di corde
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