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♦ Pierfrancesco Roberti | |
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Le 241816 poesie pubblicate in esclusiva
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Un palloncino rosso
ha festeggiato a lungo
volando a zig zag
poi schiavo del caso
s’è afflosciato come
un grande
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Poi, volai giù
Nella prima acerba mattina
salii felice sulla crina
proprio davanti a casa mia,
non so cosa mi smosse
forse quella stupida utopia
di voler cambiare le nuvole basse
che meste, oscuravano il cielo
con il loro bigio velo.
Era
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Sotto un cielo che nega ogni promessa
tra fratture di muri e assedio d’ortica
pulsa un fiato di sale: un mare remoto
sillaba amara tra i denti.
Le case socchiudono ciglia di legno
bevono il fiato di un meriggio sospeso.
Accanto al pozzo,
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Re della pace tu che cavalchi nudo un povero asino
c’ era tanta gente del popolo che ti esaltava re dei Giudei.
Tu figlio di Dio re del silenzio di un amore immenso
hai donato la tua vita per la nostra salvezza.
Tu condannato all’atroce crocefissione
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S’apre nel petto un varco, un raggio d’oro,
mentre il silenzio invernale si spezza;
Marzo ridesta l’antico tesoro
col tocco lieve d’una mite brezza.
L’anima scioglie i nodi del dolore
che la stringevano, freddi, nel buio;
or canta un inno
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 | Sembra ieri quel momento
quando un batuffolo di pelo
pareva scalare una montagna
tanto il desiderio di raggiungere la mèta
occhioni parevano chiedere aiuto o forse permesso
di certo si leggeva una richiesta unica
nel suo modo di porsi
ancor
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 | Li vedo, languidi,
gli occhi degli altri su di te,
come mani che non toccano
ma sanno farsi sentire.
Si posano, insistono,
ti percorrono avidi e perversi,
e dentro di me nasce guerra
senza spade ne sangue,
ma rabbia trattenuta a
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 | L’arsura della vita di prima,
i ricordi di volti
stranianti
fra l’incubo di adesso,
l’orrore indicibile intorno
e anche i morti,
dilanianti visioni
che rende la guerra.
Tremore e pazzia.
E un miraggio, un delirio:
la pace e’ la vita,
la chiave
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| Cielo, fumo nero di esplosioni,
sabbia gialla, calcinacci in volo
a spazzar di vita le illusioni.
Dall’alto un piede scaccia formiche
disperse al nulla: tana non hanno,
gridano aiuto a genti amiche.
Siamo con voi risponde il pianeta;
pioggia di
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Sono io l’uomo nero
sono fuggito
dalle stanze scure
dove la morte
conta i passi di tutti
e i corvi annunciano
le ombre di un cielo
nuovo, che attende
l’ultimo nostro respiro.
Sono io l’uomo strano
che di sera
accarezza i ricordi
e sente
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Salutate il Signore,
colui che giunge
fra novizie palme
in Gerusalemme liberata
Laudate il Signore,
che in gloria sopraggiunge
a risorger le salme
verso il cielo in alzata
In profusione rallegratevi,
all’insegna di novella luce
che gli animi
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Son qui a Te dinanzi
nell’inquietudine che dentro mi coglie,
nell’orazione che in me non si estingue,
poiché nel mondo
di Pace avverto l’assenza.
E intanto nel cuore mi rimbalzano
grida di bimbi innocenti
e pianti di madri mi scuotono
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Scende la pioggia e batte sulla terra
un pianto d’argento che lava il sentiero,
dentro ogni goccia una musica erra
scioglie le sue note nel silenzio severo.
Marzo è un sospiro che scuote le zolle
un’ansia di vita che preme nel fango,
mentre
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Non chiedo parole
che spieghino l’amore
come segno inciso nella pietra.
Per me è un varco
tra i rovi del giorno
una fessura d’aria
che non promette salvezza.
A volte è solo questo
il mio passo accanto al tuo
senza rumore
senza
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Quando la tigre
si trasformò in farfalla
dal cielo caddero petali di rosa
e si fermò anche il tempo
si fermarono i pianeti
e il mondo fu avvolto
da immensi arcobaleni.
Quando la tigre
si trasformò in farfalla
si sentì persa
in quel mondo
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Accarezzo sogni brucianti
in silenzio tra le braccia di mia madre.
Dolcissima bruma che soffi tra le nuvole piovose
oh verso che respiri la carezza di Dio.
Guardo con gli occhi bagnati l’aurora che nasce
favola che scivola nelle tue braccia
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S’affaccia Marzo al limitare d’oro,
scuotendo il gelo dalle stanche piume;
risveglia il bosco e il suo perduto coro
mentre la neve si fa vivo fiume.
È un cavaliere che non trova posa,
tra lampi azzurri e nuvole di lana;
ora s’accende in
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Invisibile preghiera
che mi percorri dentro
e visiti la mia anima
manifestati a lei
ch’è mia ricerca
nella bontà del cuor suo
Immateriale sogno
che vivi dentro me
accertati della materia
della mia supplica
verso lei, ch’è eterna madre
di sì
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Idee che ronzano attorno
volendo intromettersi con vero impegno
per non essere relegate in un angolo
dove l’aria potrebbe soltanto nuocere
lasciando in disparte qualsiasi elemento
che senza farsi annunciare si estranierebbe
da qualsiasi contesto
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 | Ho trascorso i giorni a contar le crepe,
una via l’altra, senza più stupore.
Il dolore ha imparato il mio nome
e lo pronuncia piano, ogni notte.
Non c’è stato un crollo,
solo un lento cedere del respiro,
come una casa che smette di lottare
contro
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Ti lascio le ombre
e una piccola stella
con i nostri dolori
appena dischiusi
dal tempo che scorre
e che scriverà ancora
nuove pagine scure
da leggere al buio
mentre l’alba muore.
Ti lascio le tenebre
le notti da vivere
con il cuore in
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S’impenna, larga, l’onda dei violini
nella mia mente che tace e poi ribolle,
risponde il piano e brilla nei si- bemolle
come flash di ricordi in lampi cristallini.
Prendimi per mano poesia
e fa ch’io voli con dolcezza
al mio paese, dove vissi
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Succube son forse dell’abisso del nulla?
Oppur son io nel desolato dolore?
Non fuoco che accende e alimenta le insidie,
né acqua che erompe inondando la Terra.
Sugellata son io sotto il Celeste Manto,
al sicuro da rumori di mitra e
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Io sono
io sono molto, sono nulla,
un granello di sabbia
in una sconfinata spiaggia di vita
in un mondo di meraviglie
dove la natura parla d’amore
col sorriso di splendide albe
e infuocati tramonti.
Come granello di sabbia
sogno danze su
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Sotto volte ornate di metalli lucenti
hai alzato coppe colme d’orgoglio
e il suono dei calici ha coperto
il silenzio della verità.
Hai chiamato divinità ciò che brilla
ciò che pesa, ciò che si consuma nel tempo
argento che non respira
oro che non
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Se’l cor langue
e vetta non ravvede,
in prece si ricorre
e meta si rincorre
All’osservar d’un monte,
al ciel aita si chiede,
che un tal responso
a Dio sì preme
Ma se un in peccato vive
e malcela il resto
fors’anco muto divien Iddio
Ma
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cerco la luce in una preghiera accesa di stelle
voglio la pace e la giustizia risuonare nel mondo
sento la giustizia e la dolcezza innamorare la fraternità
inondo il sole in un abbraccio circondato d’amore
voglio la luce che si apre dall’ombra delle
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Forse non ne saremo capaci
e dove ora giace
il nostro possibilismo
d’ogni reazione avversa
se ne contesta il passo
creduto logico andare
senza però considerare
l’altrui pensiero...
Ama il prossimo tuo
poiché è te stesso
Questa è la giusta
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Il sorriso di mia madre
era bello e contenuto,
mi piaceva e lo cercavo
come cerco un fiore raro,
così per lei andavo in cerca
dei gigli rossi di sant’Antonio,
erano là nei boschi fra i spini
e sulle roccie in mezzo ai sassi,
con cura tagliavo il
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 | Ascolta Signore i sussurri di parole semplici
vorrei portarti via nell’ attesa di questa
imminente e prossima agonia, vorrei
nasconderti tra pertugi dell’anima mia...
Vorrei asciugare le tue lacrime e scacciare
da Te ogni tristezza e dolore,
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Il mondo preme sopra il petto nudo,
come una lama scivola il dolore;
nel buio pesto cerco ancora un grido,
mentre si spegne intorno ogni fragore.
Sono ferite l’odio e le trincee
e quel silenzio d’ombre senza nome;
restano amare
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241816 poesie pubblicate su questo argomento. In questa pagina dal n° 181 al n° 210.
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