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Marzo 2026 |
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carla vercelli
Le 804 poesie di carla vercelli
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Anche dopo aver vissuto
la fissità dei giorni
un movimento tellurico
improvviso ma ovattato
sconvolgerà ogni
sosta di maniera
Dall’affettato mondo dell’apparenza
proiettati in una dimensione altra
sapremo infine chi siamo
se angeli o
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Cinta dai tuoi occhi
muovo passi di danza
sul tuo corpo di uomo
e invento pose pause di vento
per farti scoprire l’amore
nascosto nel segreto
delle mie forme cangianti
Sotto di me sei una valle di bosco
che infierisce col vigore di un
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In questa notte divina
il tuo sorriso misto di stelle
s'assottiglia nei ricordi
ma su una porta aperta alla vita
t'attendono nuovi vagiti di cometa
da seguire lucenti gli occhi
che cercano il futuro
Rutilano pianeti prostrati
ad un bambino
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Ti ho amato
avvolta dai tuoi sogni
circondata dal tuo amore
ho tessuto una tela di colori
ove stendere ogni tuo cruccio
Mi dolgo della tua assenza
della pochezza del mio amore
che non è riuscito a trattenerti
nelle mie fibre di morbida carne
Ci
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In questa serenata gelida di inizio inverno
potremmo seguire le impronte dei caprioli
e le capriole di fumo dei camini accesi
il cielo bonario osservatore delle nostre intemperanze
ascoltare il respiro soave degli abeti
chini sui tappeti candidi
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 | Un, due, tre... boccioli di neve
addossati ad un tralcio di vigna
e il suo atteso sfiorarti il viso
sulla stradina erta al casolare abbandonato
Lui sbarra il mondo fuori
ed è un focolare caldo ed invitante
brace mai spenta da anni
tu bruci di un
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Dal belvedere un paesaggio sonnecchia
in séparé di macchie respira
graffiato da raggi impertinenti
un cesto di limoni scompone nuvole verdi
e il giallo di ciò che rimane
è una sequela di urli modulati
un inno aspro e veritiero
gracidare sghembo e
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Dormiva il nostro amore oziosamente
quel giorno sotto una pergola d'essenze
quando un pensiero ottenebrò la mente
andar con l'altro e le sue insistenze
Fuggire io e lui lontani e soli
in una terra nuova inesplorata
ricca di cotogne
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I filari di pioppi non errano
a suggerirti canti obliati
su soglie non precluse agli angeli
flautate spirali di vento
sollevano stanchi talloni
cadenzando
verso filiformi rami spogli
avverti l'impotenza fiacca della voce
a spiccare il volo
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 | Mentre la sera piegava
in una fisarmonica
un concerto di colori
un gattino sperduto
si rannicchiava
in una décolleté scalzata
tu infilavi una punta di malizia
chiedendomi il profumo
di una fresia
in una nicchia
fradicia d’autunno
Ed è stato
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In uno spazio dilatato dal buio
rifulgono colonne di calcare
lacrime trasudate dalla terra
nell’alternanza delle forme
un’unica direzione obbligata
lo sfiorarsi di concrezioni verticali
nell’intercapedine di un alito di stupore
Sul terreno
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Rivedo la mia vita come allora
sottecchi in un gazebo illuminato
la luce colpiva cinabri astri di passaggio
e crassule festose in verde di striscio
un dondolo scricchiolava nenie un po’ rétro
dal setoso cuscino di taffetà al rosa del cielo
il passo
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 | Con le parole non dette
potremmo scrivere romanzi
da vivere statuari sulle pagine
Il volo degli aironi
si spegne nella scatola nera
di una palude d’inchiostro
Dalla melma di righe
emergono spettrali relitti
in fase di
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| Ma mi riconoscerai nell’ora dell’incontro
sbiadita come sono da sere viola
ametista rubata al tempo dell’oggi
strappata in un cielo tondo
perfetto brandello di uno schianto
a terra sfuocata linea d’orizzonte
corda tesa strimpellata da mani che non
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Questa lontananza
langue e sospira nell’oceano della notte
l’ultimo bacio soffuso sui respiri
Dalle mie clavicole ai tuoi polsi
l’immensità del mare appare repentina
diffuso albore nel tramestio dei sensi
Questa distanza
affonda le sue piovre in
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Quando la levità delle sue acque
riverbera i miei sorrisi al grembo
una stella occhieggiante si affaccia
dirimpettaia dell’attico notturno
ad osservare l’apparente immobilità
del piano levigato ma scalfito
da correnti e mulinelli
che affiorano
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Gratuità L’Anno Santo della Misericordia (Spirituale) (Spirituale) |
 | Il mio cane ha vinto la partita della fedeltà
destreggiandosi fra cristalli di Boemia
I suoi canini luccicano di luna frangibile
scaglie dei suoi trascorsi di lupo
Negli occhi lampi d’istinto balenano
tempeste sul Mare Tranquillitatis
Mi
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| Come una mater dolorosa
che riceve in sé spine di passione
tu mi credi, nel crepuscolo liquido
dei tuoi occhi di bimbo
Ti ho asciugato il volto
e lenito ferite inferte
da lame più taglienti dei sogni
in notti più reali del dolore
In mattini
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 | Eburnee statue immobili,
forme, alberi, persone, forse,
che affondano nudi sguardi
tra le luci e le ombre.
Una fontana sgocciola,
a lato di un sentiero deserto,
il ritmo suo di vita,
disilluso.
Dolorose voci: umane?
Di vite
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Abbandònati
al ricordo di quel sorriso
che ricamava le mie gote,
al pergolato carico d'uva,
proteso sulle tue spalle,
ai giochi di sguardi
che avevamo sui palmi
indicanti un avvenire
non ancora raccolto
Abbandònati,
ora che solo
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 | Circuire un sogno
e viverne un frammento
in abito trasparente
fremente di folate.
Cammino sulla spiaggia,
sospesa tra mare e vento,
muti entrambi,
sento solo il rimpianto,
gli occhi incatenati
alle tue mani
che mi porgono
una conchiglia
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 | Nell’assorto cielo
grondante ancor di nubi
si staglia spensierata
traboccante di sfumature
la chioma di un acero
Nodoso è il tronco
e le radici emergenti,
i rami e le fronde
arabeschi
splendenti e tremolanti
Ed il mio pensiero
si fa vento e
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Raggio di luce celeste che rincorre il mare,
troneggiante Montagna fra le braccia del golfo,
vapori di turchino e di verde decantati da lapilli di isole,
Napoli specchia di sole intrigante
i panni dei vicoli dei Decumani
odorosi di spezie e di
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 | Io so che la gioia
è la mia essenza
urlante l'origine
oscurata da lava materica
in millenni sedimentata
Nelle viscere della terra
risuona la mia fibra
modulante la corsa
verso la bocca del cratere
rivolta al cielo
La mia natura di
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 | Terra di Mediterraneo e di delta
lingua erbosa di Provenza tagliata
su un piatto di stelle ruotanti
ad Arles dipinsi storia romana
e campi di grano di luce imperiale
Mi profumai il lobo di un orecchio
coi toni di un declivio di lavanda
dispiegato
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E’ solo amore quello che mi offri
sull’orlo di un calice bevuto in due
all’ombra morbida del tuo sguardo.
Nelle tue labbra sapide
io tremo di fragranza fruttata
al profumo di ciò che sei tu
un virgulto gemmato di desiderio
penetrante
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 | Sulla battigia inondata dal mattino
si leva, tenue giunco di bellezza e vita,
ancor titubante e fine, un puledrino
blandito dalla madre vicin a lui sita.
Il muso della mamma e il di lei fianco
il piccolo vezzeggiano con dolcezza,
ma come salda
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 | Antonio d’Enrico artista del Seicento,
Tanzio da Varallo soprannominato,
fu della Valle Sesia un gran talento
dopo del
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 | Il Barrio de Santa Cruz, quel pomeriggio,
era variegato di turisti e souvenir,
stracolmo di voci intersecate
a labirinto nelle anguste viuzze.
All’alto la Giralda s’innalzava
sull’imponenza della Cattedrale,
all’interno preziosi retabli e pasos
e
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| Ti affido, o figlia, le sponde del mare,
non antri rocciosi, ma sabbie bianche,
tu possa dai tuoi sogni lasciarti cullare
su lievi ali mai tarpate o stanche.
Ti affido le dolci colline ondulate
sui cui sentieri correvi sbarazzina
nei tuoi
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804 poesie trovate. In questa pagina dal n° 751 al n° 780.
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