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Ieri pubblicate 23 poesie e scritti 35 commenti.
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Le 69852 poesie pubblicate dagli autori del Club Scrivere
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 | Devo andare dal dentista
mamma mia che paura,
farò una gran brutta figura,
meglio andar dall’estetista!
Seduta sulla poltrona
lo guardo con occhi imploranti:
"Non mi faccia male, per tutti i santi,
sono una gran fifona!"
"La prego, stia ferma
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Sapevano i miei passi di paure
di giorni incatenati al vaneggiare
tra putride eruzioni e marchiature
compagne nere e bieche del dannare.
Volevano i miei passi cancellare
il vento maledetto della storia
sospinto dal suo male per creare
fenomeni di
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Gennaio mi accompagna
in questa rinascita dall’alto
il vento fra i capelli grigi
ha il brusio dell’acqua.
I morti camminano nel mio sangue
inspessito dalle maledizioni
il passato diluito in parole
è metallo scolpito a fuoco
che incrosta tenaci
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Tu trovi le parole giuste e nel cuori
sai scavare, la parola che ora esce
fa un tuffo nel passato, trova acqua
fresca e bella, trova un cuore innamorato.
Ora che la sera s’avvicina, una nenia
da lontano bussa forte alla mia porta,
ah le gambe di
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Riuscire a fare arrivare in porto
quanto da tempo abbandonato
riesce a depennare quel senso d’impotenza
che tanto era d’intralcio ogni dì
volontà non ha mai dubitato
certa di quel modo di essere
quando all’improvviso situazioni si facevano
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L’altare delle mie paure
è un cavallo a dondolo
con cui giocavo da bambino
e ancora sogno per ore
Il timore di cadere
in quelle fauci di buio
dove finiva la mia gioia
e cominciava la notte
Nuvole riverse in cieli
pallidi di pioggia e
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Non ci son più petali
alle rose fiorite,
dai loro natali
rimangon impietrite...
Mentre un fungo brilla
ci viene da pensare...
basta una scintilla
sol per contraccambiare.
Favore per favore
finisce l’illusione,
che dopo quell’orrore
evinca
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Incerto questo giorno
si perde ubriaco
in una smorfia di tristezza
offuscando un cielo distratto
E corro
fino a perdermi
tra le stanze buie
in
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Sei forse tu la mia vendetta...
colui che grida più in alto
di ogni collina, di ogni vetta e sopra ogni montagna
e poi
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Città tetro colore
fra spettatori palazzi ...
passanti senza sole
in viso sembran pazzi?
Mi sembra respirar
già profumo di Te
mentre pulsa Cuor
fuori e dentro me.
Follemente attratto
dal tuo divin seno
poiché tal sensualità
mi manda oltre
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Arriva l’ebbrezza, gaia dolcezza,
e pudica saggezza,
mite conforto, un sogno mai desto.
Arriva fa giorno, magia di ritorno,
quiete improvvisa, musico in ode.
Arriva serena, il suo nome è” importanza”
soffuso il suo bacio a donar
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Quando sorridi
un arcobaleno viene fuori dalla tua bocca
attraverso gli steccati bianchi dei tuoi denti.
Si allontana cosi il velo mesto dal tuo viso,
si irradia il volto di una brillante luce,
sparisce così il grigio di questi tempi maledetti
più
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 | Cruda realtà in visi emaciati, sorrisi smorzati
occhi bassi, per non guardare, quasi un sogno
da cancellare, ricordi di giochi ormai lontani
Cruda realtà da abbracciare, spinti da mani
ruvide incallite, in un campo freddo coperto
da cieli grigi,
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| Sembra proprio che l’oggi
debba essere confermato
minuti secondi desiderano eccellere
ce la mettono proprio tutta
per non scomparire
persino ad alta quota rincorrono
seppur senza fiato
quei cavilli quelle suppellettili
sfiorati dal bianco
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ti ho pensato tante volte
mentre chiedevo al mare dov’è finito l’amore
ti ho pensato tante volte
sulla pelle il vento dell’addio
le nuvole pesanti schiacciavano il cielo
ti ho pensato tante volte
orizzonte senza gloria
emozioni perdute dalle
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Cose segrete
restavano nell’ombra
il tuo sorriso
e qualche parola
Tenuta stretta
fra le labbra rosse
umide di ansia
e di calda ambra
Cose preziose
come la tua pelle
appena accarezzata
e già perduta
Nel volo della nebbia
al
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Grida ovattate dalla neve
si nascondono laddove il bosco è più fitto
e il continuo avanzare in un cammino scalzo
costringe
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È tanto attorcigliata nei suoi se
che sembra un labirinto di frontiera
con mille entrate ed una sola uscita
e pur si chiama erroneamente vita.
È così torta dentro il suo apparato
che i fili non riesci a collegare
e tutto il resto è carne
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Sono rientrato lesto
dal mio errare ormai abituale
pieno di canzoni,
immagini, riflessioni e letture
che al mio pensare
solitario e ramingo, ritornano.
Tutte m’hanno suggerito
cosa esternare
e in versi riportare.
Intanto all’amicizia
sono
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In questo tempo di pandemia
Vorrei abbracciarti, amore mio,
così forte da non lasciar fuggire
l’impronta del ricordo, il
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Seppellisci qui
il mio cuore stanco
vicino alle ombre
che ti hanno amata
Deponi un fiore
nero come la notte
e piangi poche gocce
di limpida rugiada
Perché solo all’alba
potremo ricordare
quanto la tenebra
sia stata profonda
E sperare in
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E ti guardavo
come si guarda il sole
col pianto dentro gli occhi
e il sorriso sulle labbra.
E ti baciavo ardentemente il cuore
quando al petto mi stringevi con amore.
Come nuvola
di cirri rosa mi vestivo,
mani di sogni
m’appuntavano stelle
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Scelgo il sogno,
per oltrepassare il cielo,
scelgo il sogno, per viaggiare
in un tempo che non c’è,
per evadere tra confine e confine
di colori deformi, di respiri sospesi.
Scelgo il sogno, dove potrò ingurgitare
zucchero e miele, dolciumi
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 | Ricordo ch’ero ancora ragazzino
quando mi lasciasti quel mattino.
Era cielo d’autunno e freddo il sole,
cambiò la mia
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Tra i tetti delle case, sulle tegole
consunte ho tracciato linee e rette,
ho trascritto alcuni versi, speranzoso
che un bel giorno tutto sarebbe andato
per il verso giusto.
Ho tradotto qualche verso di latino,
un carme di Catullo, un bel
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Dodici volte l’anno si ripete questo dì
riproponendosi sempre come un cioccolatino
leccornia dove immergersi
onde assaporare ogni piccolo particolare
niente che possa influire
tenerlo nascosto non comporta sacrificio
le sue radici ben
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Nel cerchio
del cielo
rotondo
naviga il mondo.
Ferma,
la speranza,
aspetta
il
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Questo amore,
sbattuto sugli scogli,
cento volte ferito
non si ruppe.
La metamorfosi
del suo desiderio
aveva avuto il suo inizio.
Labirinto perforante,
di giorni furibondi a strappare
di pazienti notti a ricucire
Tu, l’hai impastato,
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 | Interminabili i numeri
sulla lista della speranza,
per sfuggire ai mostri
ed evitare la mattanza.
Numeri tatuati sulla pelle,
di volti ignoti, colmi di dolore,
numeri in cerca di un nome.
Numeri da non dimenticare
di anime da salvare
nella
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Manda i tuoi sospiri
a noi che stiamo morendo
nella nostalgia delle notti
e facci sognare un’alba
Il dolore sembrerà tramonto
e questa stanza buia
fiorirà come una nuvola
prima della pioggia
Portaci il tuo profumo
e chiuderemo le
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Così scivolerà su questa nebbia sottile
e traendola a sè come un sudario
non sarà che un’ombra già svanita
nell’opalescente velo.
Venezia, senza suoni, così pudica
in millenni di silenzi,
sospesa tra arcate e pontili
protesi
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69852 poesie pubblicate su questo argomento. In questa pagina dal n° 13051 al n° 13080.
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