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Alma Gjini
Le 247 poesie di Alma Gjini
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Non ho polvere tra le dita,
perché dita non possiedo,
né impronte lascio sul sentiero
che al passo degli uomini invita.
Sono il brivido che scuote la vela
ma ignora il peso oscuro del porto,
un respiro che tra le nubi svela
l’azzurro vasto -
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Siediti pure qui sul bordo del letto,
non serve nascondere il freddo falciato
ti guardo negli occhi senza alcun timore,
sei solo un ritorno che avevo aspettato.
Ti ho vista venire a bussare alla porta,
rubando il respiro a chi m’era pilastro
hai
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L’alba graffia i vetri dei grattacieli,
Milano si scuote come un corpo che si desta,
le strade ingoiano passi ancora frastornati
e il cielo si tende come pelle manifesta.
Il Duomo trattiene l’eco della notte,
tra guglie che tremano nel chiarore
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Tu che scavi il marmo del silenzio
e accendi fiamme nel pensiero oscuro,
eco remota che vive in me
e incide il patto sopra il mio futuro.
Voglio catturare l’ombra dell’istante
per stringere il respiro dell’universo,
sia un sospiro fragile e
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L’eco del fuoco
La notte sa i nomi che l’uomo ha spezzato,
nelle case dove l’amore doveva esser bandiera,
il silenzio custodisce ogni grido calpestato
che si dissolve tremando nel cuore della sera.
Erano passi di luce in stanze di vita,
mani che
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La casa tace come un cuore sospeso,
le ombre si piegano sui mobili spenti,
e io cammino tra l’eco dei passi che non ci sono,
cercando un tuo respiro nei silenzi lenti.
La luce filtra dai vetri come polvere di memoria,
ogni oggetto trattiene un
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Avevo in mano un pugno di stagioni,
sei lune appena, e il gelo nella voce,
mentre il destino alzava le prigioni
e mi inchiodava il tempo sulla croce.
Trentasette rintocchi, e poi il silenzio,
un foglio bianco senza più domani,
ho bevuto il veleno
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Ti ho cercato nel punto esatto in cui il cielo
si inclina e scioglie l’oro dentro al mare,
dove la luce si spoglia d’ogni velo
e il tempo impara finalmente a respirare.
Ti ho trovato nel battito profondo
che rompe il guscio chiuso del
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Non scende lieve: dilaga, conquista,
una marea lattiginosa e fitta
sulle campagne tende la sua pista,
fa della luce una moneta smarrita.
Tra i pioppi nudi serpeggia e sosta,
come un respiro antico e trattenuto
ogni sentiero si piega, si accosta
a
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Si spegne piano l’ultimo chiarore,
resta tra ciglia un tremito salato
è l’ombra dolce del finire amore,
un lume fioco appena consumato.
Non ha l’impeto aspro del dolore,
ma il passo lieve d’un congedo andato
discende muta lungo il mio
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In cortile a Reps con un pallone di pezza,
correvo, ridevo, inciampavo nel vento,
le risa si spandevano fitte come brezza
e il mondo si piegava ad ogni lancio e centro.
Lì l’acqua del Fan era fredda come sogni,
gelida come un respiro che sapeva di
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Ho lasciato Tirana
dopo ventiquattro anni,
tra vicoli e sole,
quando il lago tratteneva sogni
e il vento portava pane e spezie
tra mercati vibranti e voci sospese.
I bunker silenziosi raccontavano storie
che volevo tenere vive,
Piazza Skanderbeg
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 | Forse è perché i fiori
si spengono
come candele
fragili
e il vento li porta via
prima che il cielo
li ricordi
Forse è perché il mio cuore
è una lanterna
incrinata
che trema tra ombre
e luci
troppo lontane
Chiedo alle notti
di
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Non è un dovere amarti,
né un merito da custodire:
sei respiro che ritorna,
ostinato,
come il sussurro salmastro del mare
che cerca la riva
anche quando nessuno lo sente o lo guarda.
È sempre amore, questo amore,
silenzioso come l’orma
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Ritorna il canto
in mezzo agli
sguardi taciturni
tra il vento
di mezz’ottobre
che riempie il tempo
e trascina i suoi rami,
e la camicia ricca
di pizzo e merletti
indossato dalla luna
che non ha memoria
ma copre il cielo
alla fine del
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Sospiro alla luna d’autunno
che nascosta trema
mentre si toglie l’abito bianco
sporcato di nuvole grigie
e la prego di far sparire
i tuoi segni all’alba...
...le foglie danzanti nel vento
-mentre mute sono le parole-
canticchiano la mia
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Giunge la quiete
tra i grappoli
di pensieri sparsi
che trascinano via l’assenza
insieme al grigio del inverno
che profuma d’amaro
con occhi sfuggevoli
dentro la scura notte
che scende sopra le cime
delle montagne
in lontananza
e
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Da poco ha iniziato l’imbrunir
tu adesso dormi
ma mi cadi sulle palpebre
dove stanco s’adagia il giorno
con il grigio copri luce
che tristemente muore
a guardare l’ignoto
si risveglia
tristezza del tramonto
dove spesso piove
con la luna
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Mi sveglio ancora
nella tua voce amor mio
nel richiamo di memoria
dove s’è fermato il ricordo
come su un davanzale
respiro il silenzio di quella luce
- a filo appeso –
tra i rami e le foglie
e tu torni, al sol del tramonto
m’accarezzi
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pascolano i pensieri
tra respiri del mio tempo
impastati d’incanti,
di oniriche illusioni,
abbagli persi nei giorni
deliri sparsi a caso
al di là delle nebbie
in parole fragili e trasparenti
come campane di vetro.
si squarciano i
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Ora che é quasi scesa la notte
e s ’arrendono al tempo
le spighe di sole...
mormora la nostalgia
e la luna muta
che guarda dalla vetta
alza il capo
e si rispecchia
-quasi a voler
scoprire la sera-
nel fiore che gemma
e inizia la
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Dormi o anche tu
t’arrendi all’insonnia
e a piedi scalzi
mentre il tempo inesorabilmente
spiega le ali
tra l’odore del muschio
delle foglie cadute
che tappezzano i viali
come pelle dell’attesa
e segui la scia dei bocci d’autunno
cercando
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Sento come il vento
il sussurro
d'ogni foglia raggrinzita
e dei ramoscelli caduti
che schioccano
sotto i piedi
piangendo
le cieche voglie del tempo
che si districa e s'attracca
nelle ore
tra l'ombra è l'anima
di
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Dell’alba senza rumore
la chioma sciolta s’incastra
in mille aghi, nemmeno una cruna
per una volta, non ha ragione
non ha colpa il tempo
rovescia la vita
che salta le righe
con un singhiozzo
tra i resti della memoria
allo sfacelo e al
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Adesso che t'affacci
attraverso il pensiero
e t'adagi
ai bordi del letto
con la luna che posa
lo sguardo triste
in quell'abbraccio
rimasto sul cuscino
mi chiedo
nulla fu reale?
Il tempo un tempo
fu nostro
senza saperlo
e
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C’è solo il silenzio
tra i ricordi da riordinare
che scorro con il dito
e graffiano con le unghie
fragile come una foglia
la pelle pallida e bianca
che avverte quel nodo nel petto
e quella strana nostalgia
che coglie il mattino
tra
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Sono già oltre
oltre i desideri
sparsi tra lancette
di orologi da tempo fermi
oltre le mentite spoglie
di questa luna cianotica
che invano indossa la sua dolce veste
oltre anche alla notte
che ormai si sperde
in filigrane di
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Parlami voce del silenzio
prima che ti spenga
come il cader del giorno
in minuscola luce al tramonto
caldo il tuo respiro un tempo
ai bordi della strada
sui rami di maggio
ora il cuore dietro alle sbarre
come rivolo inerme
fissa le
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Nell’aspettare
l'attesa dell’attimo
come ramo disteso
in muta nostalgia
dispersa tra silenzi,
sospiri e respiri
e stringermi a te
tra suolo e aria
che toglie il velo
e mi copre d'un fiato
Si fa inverno
E sorvolo tra i
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Resta solo la pioggia
a rincorrere il vento
ed annaffiare il respiro piano.
Dentro le sere spente
dopo il rosso del tramonto
con luce lasciato al buio
dentro le infinite ore.
E restano solo le ombre
a scuotere
ed accarezzare la
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247 poesie trovate. In questa pagina dal n° 31 al n° 60.
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