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Marzo 2026 |
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Le 87286 poesie dei soci sostenitori |
Sei diventata l’inchiostro bianco sulle mie pagine,
quella parola che non si legge ma sostiene la riga,
la geometria segreta che regge il volo delle rondini
quando il cielo si fa stanco e la sera si complica.
Non ti cerco più tra le cose che si
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Gocce di luce dal terso cielo
silenti sfilano tra i rami
fino raggiungere
il suolo come punti lucenti.
Sembrano acini di sole
fuggiti dai dorati raggi
e in fulmineo moto
dal cielo splendente
siano qui a me giunti
come dono dell’astro
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Donna
Donna fanciulla che gioca su altalene di sogni.
Donna sposa, bella come l’aurora
Donna madre, fiore profumato di latte e d’amore.
Che miracolo sei!
Così fragile, così forte
Generatrice di vita!
Sei petalo di rosa,
profumo di mimosa,
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Come Primavera, in volto di donna fascinosa
e bella come fosse stella, in fattezze umane s’adorna
in delicati boccioli di rose, in terra odorosa tra veli
profumati.
Regala gamme di colore, in tenui odori, risvegliando
forti emozioni. Sorrisi
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C’è un respiro che manca al mondo intero
ogni quattro rintocchi di un orologio stanco
una stella che cade senza lasciare scia
mentre il buio s’allunga su un banco bianco.
Svaniscono tra le polveri di città ferite
dove il cemento mangia i sogni e la
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Tutto è finito
anche il tempo
il respiro nero
che baciava nubi
nel cielo grigio
del nostro inverno
gelido di pelle
e di sguardi nudi.
Tutto è sospeso
anche il dolore
e il vento del sonno
che arriva all’alba
quando la luce
è già una
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All’ombra del giorno
da solo, seduto in opposizione
mi faccio accarezzare
da un pensiero di pace
pur restando in silenzioso ozio
a percorrere le vie dell’opposto
mentre c’è chi diversamente da me
già pregustava l’atavica voglia
d’apparire
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Donna per gioco donna per un poco
donna che col fuoco spegni un croco
donna perdente donna solamente
donna ben cotta al dente e previdente.
Donna vetrina donna in copertina
donna bandiera donna brutta cera
donna di ghiaccio donna canovaccio
donna
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 | C’è un nudo splendore in questa goccia,
un vetro dell’anima che non si spezza
ma riflette l’eterno.
Io mi sono seduto sull’orlo
di questa lacrima, appesa
a un filo di seta che è
il confine tra il mio delirio e la grazia.
Non è pianto,è
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Ali di rondini
sul mio cielo d’inverno,
fra nuvole a solcare il
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Nel punto esatto dove il nulla si sfiora
l’essere indugia, tremula candela,
fiamma che arde senza consumarsi ancora
e incendia il tempo con luce parallela.
La luce obliqua sfiora il confine muto,
dove l’io si specchia in ciò che non è
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In piedi siamo
perché la nostra base ci sorregge,
in posizione eretta pur se transitoria,
affinché verso l’immenso
elevare ci possiamo.
Ci impugna uniti alla terra
la nostra architettonica struttura,
nostra base contingente,
perché ci
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Al crepuscolo un Sol calante
perduto in iridescenza
fra tenui nubi
disfiora di luce
Non d’Apollo è perdente,
che’l futuro dì già veemente appressa
e’l sordo nube sconquassa
al lieto pensier del divenire
Or terra s’acquieta
su d’un canto
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La bellezza mi ha visitata
come una santa febbre
nel cuore della notte
quando le anime sono nude
e Dio passa scalzo nei pensieri.
Aveva occhi di tempesta
e labbra di vino nero.
Mi ha chiamata per nome
come fanno gli abissi
quando riconoscono il
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Amor dal verde manto a tratteggiar viale,
smeraldo a dipinger aiuole,
amor a brillar come diamante.
ed estender raggio primordiale,
ad anime vissute e viventi.
Amor ieri e oggi, amor smagliante e sincero,
a sostentar vite, smorzar guerre e
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S’apre il ricordo in polvere di gesso,
dove la mano scrive e poi cancella,
come un’onda che batte sullo scoglio.
Era un rigore d’inchiostro e di silenzio,
con le cartelle gravide di sogni
e un maestro che pareva un vecchio saggio.
Oggi
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Avevo in mano un pugno di stagioni,
sei lune appena, e il gelo nella voce,
mentre il destino alzava le prigioni
e mi inchiodava il tempo sulla croce.
Trentasette rintocchi, e poi il silenzio,
un foglio bianco senza più domani,
ho bevuto il veleno
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Mulán cammina sull’argilla antica;
la terra pulsa sotto il suo passo.
Non è polvere: è tempo che respira
con voce oscura e alito d’origine.
.
Sotto i suoi piedi si destano i sentieri
un tempo attraversati nel silenzio;
la guerra ancora mormora
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Nel gran disordine di ogni giornata,
cerco il mio centro, la rotta smarrita.
Ogni battaglia, per quanto spietata,
regala un riflesso di senso alla vita.
Respiro piano nel caos che avanza,
navigo fiera tra onde di vetro.
C’è nel mio passo una
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Superior stabat lupus,
intorno niuno.
Predone rio cuore
sbranò mitezza.
Feroce belva oggi
insegue preda.
La Terra sua sente,
muove le zampe!
Mammona santo loda,
viltà nei campi.
Compenso marcio vale,
di carne stracci.
Per chi, fermo
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Ti ho cercato nel punto esatto in cui il cielo
si inclina e scioglie l’oro dentro al mare,
dove la luce si spoglia d’ogni velo
e il tempo impara finalmente a respirare.
Ti ho trovato nel battito profondo
che rompe il guscio chiuso del
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Chi non ebbe virtù di memoria e intelligenza
venne bistrattato e mal pagato.
E, quando andò peggio, finì sul marciapiede,
sconosciuto a me, passante e indaffarato:
macchia indistinta, nera, chiusa in tela bagnata.
Prese la vita giorno per
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Di mille speranze
è rimasto solo
il soffio nel vento
e dei nostri magici sogni
che dei raggi del sole
si nutrivano,
è rimasto il respiro ansimante.
Di tanto profondo amore
resta ormai
il gemito dell’incanto
e anch’esso via scorrerà
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Chiudi ogni spazio verso l’altro
nella stanza del disagio,
non è più tempo di argomentare
quel che giustifica l’andare
verso il punto fermo di una penna
nel suo scorrere a fatica
nel commento fra muro e porta
che testé ora resta chiusa...
Ti
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Se cambio il verbo, il cielo muta .
Non è solo suono
che scivola tra i denti
è una porta che ruota
sui cardini invisibili del senso.
Quando dico ho valore
cerco tra le tasche
temo d’averlo smarrito tra le chiavi
e gli scontrini del
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Sul bordo del fiume, dove le ninfee sussurrano
la luna si scioglie nel riverbero dell’acqua.
Nel sogno ti vedevo: fiore che si schiude
mentre le stelle accorrevano in fiamme.
I tuoi occhi dicevano più di ogni voce;
nel loro chiarore sentii un
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La donna siede al centro della stanza
come un continente che ha perso i suoi nomi.
Gli occhi, ancora belli,
non riconoscono le rotte.
Davanti a lei i figli,
inermi, adulti, spezzati,
stranieri con il suo stesso sangue.
Li guarda come si guarda
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Là dove si restringe l’orizzonte
tra l’uno e l’altro monte
si erge l’arco nei sette colori
e dell’umano sentire allieta i cuori.
Elargito da Dio all’umanità in dono,
forte sigillo di alleanza e perdono,
dopo la tempesta segue il
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Marzo pe’ me sì tu
int’a stu mare blu
ca spercia cielo e munno
jucanno c’ ‘o sprufunno
e comme a nu criaturo
te piscia ‘nfaccia ‘o muro.
Marzo è na signurina
ca splenne int’ ‘a vetrina
sicura ‘e te piace’
pazzianno pe’ vede’
si ‘o tempo
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Sospinto da tenue brezza,
mi ritrovai su umida roccia,
che d’intorno tutto di mare tacea
con l’onde ormai sopite
Sferzante ancor di nubi inquiete
il ciel era rappreso
al calar del lucido tramonto,
soggiogo finito d’un maremoto
Lungi da me, o
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87286 poesie pubblicate sull'argomento .
In questa pagina dal n° 31 al n° 60.
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