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♦ Pierfrancesco Roberti | |
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Aprile 2026 |
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Elena Poldan
Le 546 poesie di Elena Poldan
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s’inoltrano i sogni
fra sentieri sconosciuti
entro tra le tue parole senza voce
e con la mia navetta segreta
m’imbarco fra le tue sillabe distratte
e sono nel tuo sguardo
penetrante e calmo
curioso e attento
vedo attraverso i tuoi occhi
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scompiglio la mia anima di foglie
in questo mattino grigio
mentre sibila il mio inverno
il dolore è di paglia
giace a lungo senza vento
ma basta poco
e divampa in un incendio
le lacrime sono stalattiti
sospese in quell'antro
buio
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quando il vento cessa
e prendono forma mostri nel cervello
e l'anima preme contro ragioni deformi
ed io mi attanaglio fra possibili dolori
allora il mare diventa grigio
e cadono le stelle
in vuoti senza fondo
e il giorno diventa un baratro
e i
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quel giorno annodai a te mio destino
fra petali di polvere e oscure trame
ma poi si dileguarono gli aquiloni
in un nugolo di lucciole senza ali
stordito il Tempo scandiva le ore
mentre in un cantuccio
languiva un tesoro
ma dentro vive ancora
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vorrei donarti il sole
in sorrisi e altalene
e scalate al cielo
senza queste catene
che mi trattengono sul fondo
di un baratro senza senso
e poi le tue mani
che inondano fiumi
varcano confini
sul dorso dei miei domani
sfiorarti e sentirti
in
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è il tuo nome che compare e scompare
a ricordarmi che sono di carta
le mie ali di farfalla
e bisbigliano nel vento
solo un distratto pensiero
che mai prende forma
ma arpeggia in ghirlande di fiori
e voli di merli
trionfi di
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scendere
varcare i confini
e ritrovarsi in un limbo senza luce
senza aria per respirare
nè vento per volare
a computare gli anni
e poi cercare uno specchio
per riscoprirsi di fango
senza ombre all'orizzonte
né impronte a cui
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invisibile
brancolo dietro sorrisi e parole
-bugiardi scudi-
mentre un'ombra appende
il suo cappello alle mie spalle
scivolo fra tenebre e nostalgia
occultata dal silenzio del meriggio
approdo fra lacrime e burro
da spalmare sulla mia sete
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petali si staccano
nel computo del vento
il volto una maschera senza voce
fra le mani un rosario senza grani
e un giglio bianco sul seno
ma invertiti gli emisferi
ruota al contrario la Terra
capovolgono gli astri i destini
precipita la
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affogano nel niente
formiche e sospiri
mentre la notte stende il suo manto
inabissando nuvole e ragni
spettri indecenti tramano orditi
fra nenie e sorrisi
castelli di sabbia svaniscono
sulla riva di nuovi abbagli
sono di lacrime e di
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fuori dalle persiane il Tempo scorre
continua a girare la vita
la sua giostra insensata
ma dentro questa stanza vuota
s'aggirano solo i miei fantasmi senza vita
saettano s'occultano
li ritrovo sul guanciale
in un singulto prosciugato
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giocano
sul selciato dei miei bisbigli
giostre di matti
scheletri di vuoti
inaffidabili venti
ma c'è una mano che trattiene
polvere minima
centellinando i giorni
muoio così
in gorghi di ciechi
risvegliandomi tra fiori
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staccare i sogni
parlare tacendo
vivere mentendo
invocare gli astri
ascoltare il vento
ridere piangendo
incastonare i sogni
dentro attese di sordi
solcare l'aria
con stille di sale
gemere ardendo
strappare le nuvole
illuminare le tenebre
con
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a volte l'aria si ammala di nero
e i contorni del giorno sbiadiscono
trascinati via dal vento
che lento sibila senza risposte
a volte il respiro è bianco
senza ritorno
e soffoca i palpiti d'una ballerina
in bolle di sapone
arabeschi
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abbarbicata ad un pensiero
perdo pezzi
salto i tempi
trattengo il respiro
e poi mi sfumo
a volte il pane non ha sapore
e cadono nel niente le mie farfalle
mentre ingoio sassi
vomito serpenti
rifaccio il letto e stiro il vento
sperando non
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incidono l'aria questi pensieri
e solcando il vento
sferzano l'anima
che stanca si raccoglie
in mille doglie da narrare
incartocciate foglie
di perduti ritorni figlie
e poi rammendo i tagli
con sarciture senza filo
non accorgendomi
che il
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Leggi la biografia di questo autore!
Invia un messaggio privato a Elena Poldan.
Indirizzo personale di Elena Poldan: elenapoldan.scrivere.info
lui scivola lento
fra emozioni di cristallo
con passo felpato s'insinua fra i miei giorni
avvolta del suo vello
inondo di tenerezza le mie carenze
con carezze senza ritorno
quando ogni scudo cede
e si scoperchia la mia anima di miele
saettano
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del vento le sferzate
del tempo i graffi
tatuati a sangue sulla mia anima di foglie
del senso gli strappi
varchi non previsti
verso mari senza fondi
empirei svelati
fra deserti di muti
del Bene i sassi
che radunandosi erigono edifici
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e adesso riesco a guardare dentro le doglie
a narrarne il dolore
fatto di vene strozzate
e pelle che stride sotto falci di pudore
e finalmente ho sciolto i miei cavalli
che liberi corrono nel vento
era questo torturare di parole
in silenzi
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e adesso vorrei solo sciogliermi
dentro questa lacrima
nel riflesso dei miei domani
varco i sogni come ladra
ma scorgo solo macerie
stanca raccolgo finestre
che chiuse non tacciono
il sole che sorge dietro le persiane
troppo pesante il
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così in fondo
da non bastare gli abissi degli oceani più depressi
così immenso
che pure l'infinito sbiadisce
così tanto
da non afferrarne il senso
e poi cingere una quercia
per sentirne il respiro
le sue lacrime
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strappo al vento
le mie smanie
sono dure deformi vane
carezzo l'estasi delle nuvole
col mio guanto di stupore
poi mi dono al cielo nuda
senza orpelli né menzogne
sano i lividi del giorno
alla fonte degli stolti
senza unghie graffio il
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a volte denudo la mia anima
e con essa scoperchio il cielo
è allora che scorgo aquiloni
disperdersi e svanire
e navigli danzare su fragili spume
a volte resto nuda
senza petali e senza sogni
su un'autostrada di sbadigli
e sgretolo il
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e se fossero solo foglie
che fragili svaniscono nel vento
quando il cielo muore
in plumbei nembi di pianto
e se fossero solo flutti
che rabbiosi sbattono
un’ira senza luce
contro scogli senza pace
e se fossero solo cicale
nell'estinta
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non seppi il profumo del vento
quello dolce del mattino
quando nuvole suggono il sole
e tepore dilaga nel cuore
tuffandolo in quel mare di miele
che lambisce e inonda di calore
-germogli di vita tra candidi veli
avvizziscono lesti
fra drappi
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 | dirotto a destra
fra unghie laccate
leccate dal sapore di ginestra
tradito dal riflesso d'un sole
ingrato
naufrago a sud
fra canti di cicale
dove il mare
è tomba di chi non muore
ma rimane nei pensieri
gravi
deraglio a est
a un passo
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scorgimi fra i miei vetri infranti
non vedi le mie unghie spezzate
il mio scheletro muto
che si dimena e sbatte contro spranghe sorde
solo tenebre dense
attorno al mio asse vacillante
echi malsani tra foglie e deliri
riflessi distorti di
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Dentro una tazza di tè
vibrano pensieri e vapore veritiero.
Spalmato come burro,
in croccanti cialde di ricordo,
si culla il Tempo
che come fumo sinuoso s'estingue,
mentre oziano le ore
fra aromi d'arancia e cannella,
malinconie
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profuma il vento
esto fiore selvaggio
senza lusinghe e senza pretese
piccolo semplice bianco
sospeso nell'aria narra il meriggio
mentre dell'inverno sospende il nerbo
ricama tepore
della lieta stagione
tra frinire di grilli e cori
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abito la paura
tremando dentro ogni momento
morendo e resuscitando
ai bordi dei giorni
in bilico sulla fune del coraggio
non mia
non m’appartiene
solo un inganno per il mondo
per renderlo meno selvaggio
uno scudo bugiardo
fingo
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546 poesie trovate. In questa pagina dal n° 241 al n° 270.
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