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♦ Luca Ventura | |
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 | Il gioco è vero, tra i calcinacci ancora caldi.
Non serve finzione per l’artiglieria
il bersaglio è il muro che ha ceduto,
la trincea è il cratere che spacca la via.
Hanno facce di polvere e mani di vecchio,
scavalcano ferri che sanno di fumo e di
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| Quante volte mi perdo,
ai confini della veglia
alle volte ti scorgo,
sulla soglia del risveglio
scintille virenti che squarciano il buio
dubbioso t’osservo incapace d’agire
legato alle fronde d’un salice antico
il senso dei giorni si spiega
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Non si può eludere il Passato
dalla propria esistenza
nella propria memoria celandolo,
o nel rinviarlo a ritroso
nei reconditi intrecci dell’anima.
Ogni attimo potrebbe rivelarsi
come occulta verità impunita
e tutto potrebbe apparire
qual atto
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Ti penserò, ti sentirò attraverso il garrire dei gabbiani,
ascoltando il mio cuore che echeggia quanto tu mi ami,
ti cercherò tra le meraviglie del creato ove splende il sole
oltre l’immaginario
Cercherò di bearmi del vento che spesso
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 | La vanità di una parola
la folle esaltazione di un momento
liberare gi occhi
come una barca che molla sicuro un ormeggio
e poi conoscere
conoscersi
e riconoscersi
la vanità di una parola
la folle esaltazione di un momento
e vivere
senza
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| Nel riverbero d’un’isola di sale
dove il mare si scioglie in lamenti
regna Circe, immortale e irreale
tra radici di dubbi e sogni spenti.
Figlia d’un sole che acceca lo sguardo
cuce il tempo con fili di dolore
la sua voce è un richiamo, un
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| È tempo di attraversare il ponte
non guardare giù
le acque scorrono veloci,
è tempo di partire
oltre l’altra sponda
ci sono cose da scoprire,
ma non guardare giù
le acque non più limpide
ora fanno paura,
quanto sangue nel fiume...
È
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In questa pioggia d’acciaio,
obliqua e insistente,
io sono un campo arato e nudo,
che beve il cielo scuro.
Non c’è ancora la promessa della rosa,
ma un ronzio sordo sopra il tetto
e il fango che inghiotte i passi stanchi.
Sono l’attesa
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E stava lì riposta in mezzo ai denti
tra giorni sincopati e indifferenti
capace di tramare e di vantarsi
con il suo tono acuto ermellinato
stracciandosi le vesti il petto e il fiore
che profumava in fondo al vecchio cuore.
E mi diceva “canta e
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Ascolta il bianco profumo dell’aurora,
mentre il silenzio si fa morbido al tatto;
cade il rumore dell’odio in quest’ora,
come un metallo che si scioglie, astratto.
Senti il sapore azzurro del perdono,
un grido di seta che abbraccia la terra;
l’eco
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Sedendo e mirando l’infinito che tuona
nel silenzio fragoroso guardo i tuoi occhi celesti.
Hai tentato sotto le tue dita di fermare la vita
e come il vento odo stormir tra queste piante
la quiete silenziosa urla l’infinito eterno.
Sfiori la
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Se non puoi amarmi
portami giù
all’inferno con te
fammi sentire
le fiamme del cielo
caduto nell’ombra
in conflitto col sole
e questa stanza buia
sarà il nostro inverno.
Se non puoi stare con me
perdimi all’alba
dopo una lunga
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Sposta lo sguardo, luna,
non fissare dove la pelle cede.
Non voglio la pietà delle tue mani pulite,
né un nome gentile per quello che dentro mi brucia.
Ho chiuso a doppia mandata ogni porta,
lasciando fuori il rumore dei consigli.
Stasera invito a
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 | A te, amico specchio, mi presento,
senza nome, senza scuse
poiché rifletti viso stanco di ogni giorno
e il peso di tutto ciò che ho dentro.
“Piacere,” a te sussurro,
a quegli occhi vuoti in vetro,
da cui mai come stasera
sfociano fiumi di
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Silenzio, basta infinite parole,
ogni attimo ha il proprio sentire,
il silenzio ha un segreto udire,
nella calma è lo splendore del sole.
Il silenzio è amaro al palato
per colui che sceglie sempre il gridare,
e la magia non ne potrà mai
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All’improvviso, come un tuono
nel cielo limpido e stellato
arriva trafelato il tempo dell’addio
dei momenti ahimè passati
a creare progetti e crescere idee.
Tutto finisce e si dissolve
come zucchero nell’acqua della mattina
quella buttata giù
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Mi sono alzato libero di volare in cielo come piccolo usignolo
carezza di un mondo che grida vivi.
Silenzio di notti rotti dalla speranza dei fiori
guardo il vento che annoda le stelle sui tetti del boulevard.
Io mi ricordo quattro ragazzi d’una
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Non più l’arco, né il canto della cetra
ma l’erba molle lungo l’Eurota
testimonia l’amore che si arretra
davanti a una speranza ormai ignota.
Eri bellezza, figlio di Sparta
luce rubata al carro di Elio
ma la Moira le sue trame non scarta
e muta
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Cade una pioggia antica e senza fine,
muta la forma del mondo là fuori;
cancella i passi sulle vecchie linee,
copre di fango tutti i miei timori.
Io sono un vetro appannato e lucente,
che specchia un viso e non la strada
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La mia bambola
parlava solo d’amore
aveva il profumo
del mare al mattino
quando il vento soffia
e ancora non sa
di dover accarezzare
la terra nei desideri
delle sere al tramonto.
La mia bambola
faceva solo l’amore
e le sue labbra
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T’ho affidado il mio incerto cammino,
affinché indicassi la via
ad un anima che l’aveva perduta.
Un accorato gridare d’attese,
dava spazio a fiduciosi auspici.
Ed eccomi a te, finalmente,
conscio del tuo sentire,
a riscattar l’alme d’arbitrio
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Cammino trotterellando al passo del babbo ...
Oggi ... son felice!
La maestra ha promesso ...
ABC “ lettera per mamma! ”
Che bello!
Scriverò in rosso
e colorerò tutto quello che sento
quando lei mi stringe al petto!
Fischia il treno,
stridon
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 | Tu violenti la mia sensibilità,
rapisci il mio sgurado
da quella bellezza
che è la vita ... Perché?
è un furto d’anima che
non ha nome.
Ma io resto qui, ostinato,
a bere il fiele del tuo astratto
e il tuo silenzio.
Amo le tue lacrime come
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Io sono vento,
di nubi coperta che dai cieli si schianta
sui rami, sui laghi, che giacciono stanchi.
Hai mai udito il
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Vieni dove il muschio beve l’ombra dei tassi
nella valle che il sole non dimentica
qui la terra trattiene i nostri lenti passi
e il ruscello continua a camminare.
Le ninfee bianche mani in un sonno profondo
galleggiano mute sullo specchio
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I miei ricordi sfrecciano
come rondini nel cielo.
Grovigli di nostalgia
calpestati dal tempo.
I miei ricordi sfrecciano
come famelici corvi
nell’empireo opaco
della mia malinconia.
Mi hai lasciato la mano
e mi sono perso nel chiarore
dei
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Popolo palestinese scalzo nudo depredato dalla dignità
massacrato affamato da uno stato di ladri e genocidi.
Nel silenzio del mondo muore il futuro del popolo palestinese
nelle tende bucate dalla pioggia sono sepolte le povere ossa dei bambini.
Padri
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Difficile rimanere lontano da chi ti ha dato i natali
quei piccoli pezzi di vita
come panìco hanno lasciato il segno
via non abbattiamoci torneranno giorni di un tempo
il volere è potere e poi sono lì a due passi
basta saperli cogliere
già senti
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Scende l’obliqua danza del bagnato,
lava le tracce dell’antico gelo;
io sono un campo stanco e dissodato
sotto un sipario grigio teso in cielo.
In questo tempo che non ha dimora
tra il fango denso e il gocciolio costante,
io sono
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Per gioco,
non per amore
resta per me
sulle mie rovine
di orgoglio e seta
resta per ora
finché la luna
non avrà altro
da fare nel buio.
Per gioco,
Non per errore
resta per me
sulle mie nuvole
di legno e rabbia
finché la sabbia
del
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Silenzi di ghiaccio che squarciano il velo
fra sogno illusione e parole non dette
l’orgoglio, il veleno l’assurdo e l’assioma
caotico stormo d’astrusi pensieri
Le dita leggere ma stanche e dolenti
intreccio corone di sale e lamento
di cuori
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‘A fatica è na cundanna
comme dice don Quinterno
perché il nostro Pateterno
quanno Adamo se futtette
chella mela signalata
e cu Eva s’ ‘a spartette
fu in un lampo sprufunnato.
“Tu nun sì degno ‘e sta int’a sta casa
assieme a sta maronna
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A navigar vita, su fiume in piena,
or fervido e turbolento, or sereno e tranquillo,
e dopo la pioggia sperar torni sereno.
Nebbia a sfumar contorni e svanire.
Anime ad attender sul fiume,
barchette al vento alla deriva,
ombrello a coprir turbolenze
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Dimmi chi sei
affinché possa riconoscerti
nelle ore più buie
Dimmi cosa vuoi
e io cercherò di mostrarti
tutto ciò che ho in me
Dimmi il tuo perché
e assieme troveremo
la risposta a tutti
i nostri dubbi
Dimmi il tuo motivo
tanto per
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Non è più primavera, qui,
dove la luce si appoggia stanca
sul tavolo e non trova più il tuo disordine
a darle un senso.
Gli oggetti ti cercano - lo sai -
nella loro lingua muta e fedele
la sedia trattiene ancora
l’eco sbilenca dei tuoi vestiti
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Mi accosto alla soglia del tuo mondo
col passo leggero di chi attende
non varco il confine del tuo io
ma sosto con attenzione al tuo orizzonte.
L’empatia non è fusione o rapimento
ma un raggio che illumina il tuo centro.
Vedo nel tuo dolore
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Sogno i superlativi scalzi di un oboe marchiato
indomito fiore che vive nel silenzio delle api
vera la bugia della voce peregrina di notte.
Dormi nel tumulo dei papaveri
segno di una crescita increspata di stelle.
Ognuno è solo nel cuore della terra
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Ti cerco nell’urlo d’un silenzio bianco,
dove il tempo s’arresta eppure precipita.
Sei l’alba che gela e la notte che incendia,
un ghiaccio bollente che mi scava le vene.
Il tuo respiro è una tempesta d’aria ferma,
una carezza di vetro che
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Amena terra tra colli e pianure
dove vivere e sognare avventure,
flusso di torrente che scorre leggero,
gente che col cuore ama davvero.
Amata diletta terra mia
dove in infanzia mi colse poesia.
Dolci rilievi d’agrumi e d’ulivi
sotto il sole
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Fiore d’amore, fiore di nonna
fai la ninna, fai la nanna
boccuccia di latte e vaniglia
dischiusa al sorriso e vermiglia.
Fiore di pesco e melograno
dai capelli color del grano
occhi di cielo, occhi di mare
azzurro e sconfinato amore.
Nonna ti
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Goccia di cuore,
goccia di dolore,
sono l’età che ho vissuto
e quella che mi manca.
E ora che succede?
Il sogno non si
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C’è un filo che non si spezza, anche quando è teso,
un ponte silenzioso tra il mio cuore e il tuo cammino.
Venti anni fa nascevi, e il mondo ha preso un peso
più lieve e più profondo, fragile e divino.
Abbiamo smarrito le parole nei corridoi del
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Il cuore è danza e piccola meta,
pallida e indomita aurora;
beve la luce, e s’allenta e s’allora
nella speranza che non si quieta.
S’unisce il fiato al canto stellare,
mentre profuma di buio la via;
siamo scintille in un’ampia agonia,
gocce di
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Dallo specchio ti osservo
definita da un sogno,
dall’invidia immune,
sono nudo!
sono inerme!
Non esce voce dal mio cuore
guardami!
Nello specchio solo
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Perché dovremmo cantare se il piede straniero schiaccia la nostra anima.
nel silenzio dei rami dei salici dondolavano le cetre arrugginite
l’urlo nero della madre libera il giovane figlio appeso all’antenna.
Indomita radice che sfregia la terra degli
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Avrei voluto invecchiare
insieme a te
coccolando la suggestione del tramonto
seduto su una sedia a dondolo.
Avrei voluto invecchiare
insieme a te
sfogliando l’album dei ricordi
dove sorridevamo felici.
Avrei voluto invecchiare
insieme a
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S’accende il pesco in un brivido rosa
nuvola mite che il cielo trattiene
ogni corolla è una tazza preziosa
dove la vita fa scorrere le vene.
Svanisce il petalo, cade la seta
e resta il nocciolo, cuore d’argilla
che sotto il sole si fa polpa
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L’avaro avanzo di tasche bucate la notte
l’amaro gusto di un caffè il cielo
la nebbia dei perchè
sguardi e traguardi senza un fine
l’odore
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Dorme la pietra eppure urla il tormento,
mentre una pioggia secca scava il viso;
siamo la vela ferma contro il vento,
l’inferno aperto dentro un paradiso.
C’è una carezza ruvida che sferza,
come un oceano chiuso in una goccia;
la linfa
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Quando avevano imparato a misconoscerlo?
Appena nato scuro e inquietante
o quando si era azzoppato?
Forme di vita semplici provano ribellione
o solo paura?
Era arrivato al portico un giorno di maggio
salendo una fredda scala di ferro.
Aveva
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Se di questo respiro
poi facessi la mia casa
sarebbe come tornare
nel grembo di un sogno,
in una danza di fuoco
col ritmo di un’alba:
quante notti a pregare
per un sole d’inverno.
Quante sere a piangere
per due occhi di fata
e per una
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Per tutti non sono solo mare
a volte sono tempesta che tutto distrugge
sono urlo che graffia le nubi
e onde che dal profondo emergono
con la forza della disperazione
di chi mai m’ha saputo amare.
Sono movimento universale
che frantuma le pareti
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Scavò
il sentire mio silente
nelle pieghe dell’anima mia,
ne estrasse le sensazioni potenti
e le irradiò coi raggi del sole brillante.
Tutto
indagò e scosse
e tutto ravvivò, il mio sentire,
portando il sereno dove lo spirito doleva.
Nei
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I giorni del vento,
quel vento del sapere
che passa nelle notti
burrascose, e che ...
il cuore non sa domare,
una sconosciuta paura
schiaccia i
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Tu origli dietro i muri io ascolto i cuori duri
io canto la mattina tu stoni in copertina
io sono medicina tu l’erba fistolina
tu non conosci i puri io vivo coi spergiuri.
Io studio la mia essenza tu badi all’apparenza
ti reputi importante io solo
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Non farti ingannare dalla schiena dritta
che sfida il vento sulla scogliera,
né dalla mano che tiene il remo
mentre il gorgo si chiude nella sera.
C’è un’arte del silenzio che somiglia
alla calma del muro sotto il sole
pare non sentire il proprio
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Sognerò i tuoi fiori narcisi sparpagliati al vento
emozioni del tuo scontento
figura di un silenzio alla fine del filo.
Il cielo brucia di coraggio
tu sei troppo lontano dalla mia stanza
notte di respiri rubati dalle stelle.
Bruciano i sogni nel
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S’accende il buio in un riflesso d’oro,
mentre la neve brucia tra le dita;
custodisco un immenso e vano tesoro
nella ferita aperta della vita.
Sale un silenzio che rimbomba forte,
come un oceano chiuso in un granello;
danza la vita ai
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Dal muto petto un soffio si sprigiona
che d’immortale luce il mondo ammanta
non è soltanto suono che risuona
ma forza sacra che distrugge e incanta.
È il gran martello che la pietra spezza
o dardo d’oro che trafigge il core
è il canto arcano
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L’indifferenza antropica degli italiani
di fronte alle tragedie del mare
assomiglia molto allo sguardo torvo
dei trafficanti di esseri umani
che contano febbrilmente il denaro
che gli sfortunati migranti
gli hanno elargito per sbarcare
nel Paese
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338190 poesie trovate. In questa pagina dal n° 1 al n° 60.
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