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Alma Gjini
Le 236 poesie di Alma Gjini
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Sarò radice di quercia,
che come serpe abbarbicata
nel malfermo scalpiccio
t’inonderò l’aria intorno d’amore
quando avrai portato il cuore lontano
quando avrai portato il cuore altrove.
E sentirai il mio richiamo
guizzare come
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ha volto coriaceo la notte
e una folta zazzera, bianca come la neve
che assomiglia alla tua chioma
mentre sorveglia come un falco
con occhi duri come il marmo
il silenzio assordante.
senza di te il mondo
è più freddo,
è
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Nel giardino dei miei pensieri
si fondono e confondono mare e cielo,
si raccolgono i respiri che germogliano su colpe del passato,
si disseta l'anima,
in ogni angolo vi è un ruscello.
Fioriscono i prati colmi di boccioli d'alba
cadono e
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sospiri pulsanti dentro vuoti notturni
ripudiati d'amore, richiamano
il voler perduto divenuto cenere
amplificano rumori
nei lidi un tempo sognanti,
sazi di ombre che si mescolano ad altre ombre
nel buio che respira a fatica
come effimere
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 | Tratteggi di respiri
mi accompagnano verso il tramonto,
stagioni andate che guardo taciturna
mi annaspano di confusione
Come anima inquieta
dentro un freddo umidore
vi cammino accanto
Dell’odore in faccia m’intrido
e m’intreccio
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tra luce e buio oscillo
come un peccato
senza remissione
che non coglie l'essenza
di un anima che vaga
tra le vie brumose
dentro l'oscurità
scorrono paurose
in preda a sbiadite parole
come tra rami spogli
lacrime che hanno
il
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Il cuore rallenta in questa notte
l’ultimo pianto racconta una storia,
dalla culla del silenzio
dove i fulmini si rincorrono
nel chiarore delle stelle di chi attende e sogna
Ricordi cadono dolcemente come una foglia lungo le valli
sotto il
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nelle gelide notti senz'amore,
si ricompone il silenzio,
scavando tracce di ricordi,
che strappano le pareti all'anima.
mentre l'assenza
stende in silenzio i suoi veli,
la solitudine vaga tra pagine vuote,
e lungo i versi non scritti
si
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 | Il mondo geme sotto un cielo opaco,
sa di ferro e di fumo,
le strade trattengono passi senza nome.
Chiama -
non con parole,
ma con crepe nei muri,
con frutti marciti tra le dita.
“Venite.”
Tra fango e frutti spezzati – risponde Neruda:
una
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C’è un peso di mercurio nelle ali stasera.
Un’ossidazione mangia la radice delle piume.
Il grigio non è cielo, ma polvere di strada.
L’angelo siede sul bordo del mondo.
Le ginocchia sbucciate dal vento.
Guarda la terra preparare i legni,
affilare
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Passo la seta tra i nervi e le dita,
un punto dopo l’altro, nel buio profondo
non è un disegno, è la mia stessa vita,
mentre mi sfilo dal resto del mondo.
Mi sono stati dati questi giorni di vetro,
giorni di pioggia e di polvere d’oro
non posso
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Se bastasse il silenzio a rammendare
lo strappo del destino, questo assedio
senza mare - solo corsie d’asfalto
e luce
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Mi dico grazie per l’ora di veglia,
mentre il mondo correva via lesto,
dietro sorrisi di gesso e di fango
celando un mare che esplode nel gesto.
Ho imparato l’abbraccio alla carne,
quando la notte si fa più profonda
e il cuore vibra di corde
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Ho cucito la pelle col filo rosso della mia resistenza,
ogni strappo un ricamo di ferro e di luce,
trincee sulla schiena segnano la mia esistenza,
perché nel corpo la guerra alla fine conduce.
Tra lenzuola bianche e muri muti di ospedali,
la notte
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Non cercarmi nel marmo o nel trofeo,
io sono fango che la pioggia bagna
mentre il mondo si chiude in mausoleo,
e sopra i monti l’odio si accompagna.
E in questo fango sento tutto il peso
di madri, con le unghie ormai spezzate,
che scavano la
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 | Milano si sveglia tra luce e sogno
In Galleria scorrono vene di vetro e argento,
ogni passo sui sampietrini scandisce un rintocco,
la folla scivola rapida, un brivido di vento
che sferza la fretta e ne scioglie il blocco.
Il Braciere è spento, la
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Non si accorgono subito di mancare,
le cose.
Restano appese ai gesti minimi
la tazza che scegli senza pensarci,
la sedia che eviti con il ginocchio,
il lato del letto che non rifai.
All’inizio è solo una distrazione,
una svista
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Non chiedo al tuo sangue promesse di seta,
né il volo distratto di un’ora di sole,
l’amore è l’attrito della mia moneta
sul palmo del tempo che ignora parole.
Ti cerco nel modo in cui l’unghia s’aggrappa,
nel crepito secco di un ramo spezzato,
non
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Il vento mi ha sussurrato un poema di fuoco,
mentre la pioggia cercava parole tra le mie mani
C’è un patto d’argilla che dura da poco,
o forse da antiche e segrete ere lontane.
La Terra risponde con colpi profondi,
scrive la sua storia tra radici e
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Non ho polvere tra le dita,
perché dita non possiedo,
né impronte lascio sul sentiero
che al passo degli uomini invita.
Sono il brivido che scuote la vela
ma ignora il peso oscuro del porto,
un respiro che tra le nubi svela
l’azzurro vasto -
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Siediti pure qui sul bordo del letto,
non serve nascondere il freddo falciato
ti guardo negli occhi senza alcun timore,
sei solo un ritorno che avevo aspettato.
Ti ho vista venire a bussare alla porta,
rubando il respiro a chi m’era pilastro
hai
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L’alba graffia i vetri dei grattacieli,
Milano si scuote come un corpo che si desta,
le strade ingoiano passi ancora frastornati
e il cielo si tende come pelle manifesta.
Il Duomo trattiene l’eco della notte,
tra guglie che tremano nel chiarore
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Tu che scavi il marmo del silenzio
e accendi fiamme nel pensiero oscuro,
eco remota che vive in me
e incide il patto sopra il mio futuro.
Voglio catturare l’ombra dell’istante
per stringere il respiro dell’universo,
sia un sospiro fragile e
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L’eco del fuoco
La notte sa i nomi che l’uomo ha spezzato,
nelle case dove l’amore doveva esser bandiera,
il silenzio custodisce ogni grido calpestato
che si dissolve tremando nel cuore della sera.
Erano passi di luce in stanze di vita,
mani che
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La casa tace come un cuore sospeso,
le ombre si piegano sui mobili spenti,
e io cammino tra l’eco dei passi che non ci sono,
cercando un tuo respiro nei silenzi lenti.
La luce filtra dai vetri come polvere di memoria,
ogni oggetto trattiene un
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Avevo in mano un pugno di stagioni,
sei lune appena, e il gelo nella voce,
mentre il destino alzava le prigioni
e mi inchiodava il tempo sulla croce.
Trentasette rintocchi, e poi il silenzio,
un foglio bianco senza più domani,
ho bevuto il veleno
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Ti ho cercato nel punto esatto in cui il cielo
si inclina e scioglie l’oro dentro al mare,
dove la luce si spoglia d’ogni velo
e il tempo impara finalmente a respirare.
Ti ho trovato nel battito profondo
che rompe il guscio chiuso del
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Non scende lieve: dilaga, conquista,
una marea lattiginosa e fitta
sulle campagne tende la sua pista,
fa della luce una moneta smarrita.
Tra i pioppi nudi serpeggia e sosta,
come un respiro antico e trattenuto
ogni sentiero si piega, si accosta
a
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Si spegne piano l’ultimo chiarore,
resta tra ciglia un tremito salato
è l’ombra dolce del finire amore,
un lume fioco appena consumato.
Non ha l’impeto aspro del dolore,
ma il passo lieve d’un congedo andato
discende muta lungo il mio
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In cortile a Reps con un pallone di pezza,
correvo, ridevo, inciampavo nel vento,
le risa si spandevano fitte come brezza
e il mondo si piegava ad ogni lancio e centro.
Lì l’acqua del Fan era fredda come sogni,
gelida come un respiro che sapeva di
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236 poesie trovate. In questa pagina dal n° 1 al n° 30.
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